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Rifiuti spiaggiati la nuova emergenza per il litorale veneto

La denuncia di Codognotto, presidente dei sindaci della costa «Bisogna imporre una tassa per i Comuni dell’entroterra»

CAORLE. Emergenza rifiuti spiaggiati. A prospettarla è il sindaco di San Michele al Tagliamento-Bibione, Pasqualino Codognotto che è anche presidente della conferenza dei sindaci della costa veneziana, riconosciuta dalla Regione. Ieri ha voluto coinvolgere tecnici e responsabili della Goletta Verde in merito a questa annosa questione che vede le spiagge sempre sole nell’affrontare il problema.

«Noi sindaci della costa veneziana», ha detto Codognotto, «solleviamo da tempo il problema, abbiamo cercato di sensibilizzare la Regione, per trovare un sistema di tassazione anche minimo che vada a interessare i residenti nei Comuni dell’entroterra e che sono responsabili degli scarichi sul Piave e dei fiumi in generale. Mi fa piacere che anche da parte di Goletta Verde ci sia la consapevolezza che le amministrazioni comunali della costa abbiano investito tanto negli impianti di depurazione. È un passo in avanti molto importante. Resta il fatto che a fine stagione, sulle nostre spiagge arriva davvero di tutto e le foci dei fiumi scaricano tutta l’immondizia che proviene dai Comuni rivieraschi, quindi lungo il corso dei fiumi. Importanti risultati sono stati ottenuti in questi anni comunque sul fronte della depurazione delle acque, senza dimenticare che siamo lungo una costa veneziana con circa 26 milioni di presenza escludendo Venezia».

L’emergenza rifiuti in mare è una seria minaccia per l’ecosistema. Ci sono i rifiuti che provengono dai fiumi, poi quelli della pesca. «Nella nostra regione insiste la problematica legata alla presenza di rifiuti in mare derivante dalle attività della pesca», commenta Andrea Ragona, segreteria regionale di Legambiente Veneto, «il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato. È arrivato il momento di mettere in campo, una volta per tutte, serie strategie di prevenzione, non solo limitando l’ingresso dei rifiuti in mare, ma anche stringendo accordi con le associazioni di pescatori affinché collaborino al recupero di materiali quali reti per mitili, galleggianti per reti da pesca che rappresentano un serio problema per lo stato di salute delle acque e che invece possono diventare una risorsa. Attraverso un coordinamento tra i soggetti istituzionali, gli operatori del mare e mediante la definizione di un criterio regionale unico per l’assimilazione agli urbani dei rifiuti prodotti o pescati dai motopescherecci, che non sono soggetti ad alcun piano portuale, oltre che attraverso la costituzione di un consorzio che tuteli i pescatori, si può contribuire a ridurne il fenomeno».

«Per le criticità legate al comparto depurativo, sarebbe bene che i Comuni rivieraschi vigilino sull’efficacia degli impianti di depurazione, considerato il costante aumento delle presenze turistiche rispetto alla capacità di ciascun impianto per
abitanti equivalenti. Chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolare dell’entroterra di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla legge».

Giovanni Cagnassi

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