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caorle. i socialisti replicano a comisso sul referendum a porto santa margherita 

«Il vicesindaco non sa neanche di che cosa parla»

CAORLE. Si sono sentiti chiamare ingiustamente in causa, i socialisti veneti e in particolare del Veneto orientale, che non hanno visto di buon grado i commenti ironici del vicesindaco di Caorle sul...

CAORLE. Si sono sentiti chiamare ingiustamente in causa, i socialisti veneti e in particolare del Veneto orientale, che non hanno visto di buon grado i commenti ironici del vicesindaco di Caorle sul referendum per l’autonomia di Porto Santa Margherita dal Comune di Caorle. Si era parlato dei fasti della frazione negli anni ’80, le frequentazioni dei socialisti che il vicesindaco Giovanni Comisso nella sua replica ha messo in dubbio dicendo che hanno scelto evidentemente luoghi più “freschi”. Così hanno deciso di rispondere, dal gruppo dei socialisti del Veneto Orientale, Giuseppe Vigani di Caorle, Renzo Bozza di Concordia Sagittaria e Lorenzo Scodeller di San Michele al Tagliamento.

«Hanno trovato ampio spazio le affermazioni del vicesindaco», ricordano, «il quale, invece di entrare nel merito dei problemi sollevati, ha preferito liquidare la questione con alcune battute, tanto infelici quanto incomprensibili. Il pensiero del vicesindaco pare essere che, se negli anni ’70 e ’80 a Porto Santa Margherita abbondavano le frequentazioni dei socialisti, che evidentemente portavano ricchezza, oggi i socialisti non ci sono più, e quei pochi rimasti sono in galera, pertanto è impossibile pensare a un rilancio della località. Con tutte le attenuanti, affermazioni così stupide ed offensive non potevano certo passare inosservate, in particolare nel Veneto Orientale e nel Comune di Caorle, dove i socialisti erano, e sono ancora, numerosi». Hanno inviato una lettera di protesta al sindaco di Caorle per un’immediata presa di posizione sulle dichiarazioni, mentre dal Consiglio Rosanna Conte ha presentato anche un’interrogazione. «Non avendo probabilmente il coraggio di fare nomi», replicano ancora, «ha preferito sparare indistintamente nel mucchio, comprendendo così anche coloro che, essendo da tempo scomparsi, non possono più difendersi. Già è grave che un amministratore pubblico, mettendo a nudo tutte le sue carenze etiche, intellettuali e politiche, invece di affrontare concretamente le questioni che gli vengono sottoposte
preferisca scansare le responsabilità richiamando a sproposito fatti e vicende di trent’anni prima. Ancora più grave è che questa fuga dalla realtà diventi pretesto per far riaffiorare teorie in parte assimilabili a quelle di chi ci vorrebbe riportare indietro nel tempo». (g.ca.)

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