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Referendum per lasciare Caorle

Porto Santa Margherita. I proprietari degli appartamenti chiedono alla Regione di andare al voto

CAORLE . Secessione di Porto Santa Margherita, la “madrepatria” Caorle non è disposta a mollare la ricca e famosa frazione che vuole andarsene. A Torre di Mosto, si dice, ma anche Eraclea o San Stino, pur di avere più attenzione. L’associazione dei proprietari di appartamenti adesso propone addirittura un referendum da chiedere alla Regione. Il vice sindaco, Giovanni Comisso, non è d’accordo, però, con l’analisi del presidente Danilo Galante. «Se fosse vero che la località era rinomata negli anni ’70 e ’80 perché abbondavano le frequentazioni dei socialisti», ricorda ironicamente, «allora il tanto desiderato rilancio della località auspicato dalla associazione proprietari PSM è impossibile: non ci sono più socialisti. Fra i pochi rimasti poi, passatemi la battuta, alcuni passano le vacanze in luoghi più freschi. D’altra parte dire che ci sono 800 residenti è un po’ azzardato, ma rivelatore: circa metà sono residenze fittizie cioè di persone che hanno la residenza nelle case di Porto Santa Margherita, ma che non ci vivono stabilmente tutto l’anno, fenomeno per altro diffuso non solo in quella località. Hanno la residenza solo ed esclusivamente per eludere l’Imu sulla seconda casa, oltre che per avere le agevolazioni fiscali sui servizi, acqua, gas, luce. Sfido chiunque a contare più di 400 persone che vivono stabilmente a Porto Santa Margherita. Si sostiene che un buon 50% della tassa di soggiorno che il Comune incassa, cioè il 50% di 1,5 milioni di euro, 750.000 euro, derivi dai 6.000 appartamenti di Porto Santa Margherita nei quali si realizzano 50.000 presenze. È presto fatto il conto, per incassare 750.000 euro, pagati dai turisti, non dai proprietari, con 50.000 presenze occorre che la tassa di soggiorno ammonti a 15 euro a pernottamento, 60 volte di più che nel capoluogo.

«In quanto ai lamenti per i 4 milioni di euro di Imu pagati al Comune», aggiunge, «il conto è presto fatto, circa la metà vanno allo Stato il quale da qualche anno non solo non trasferisce più risorse ai Comuni ma le sottrae in modo massiccio. Con i 2 milioni di euro che il Comune incassa ci paga circa 170.000
euro di interessi sui mutui accesi per le opere pubbliche realizzate a PSM negli anni scorsi, circa 90.000 euro per la manutenzione del verde, 60.000 per l’illuminazione e circa il 7% della spesa per il personale comunale».

Giovanni Cagnassi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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