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L’ecatombe delle botteghe «Punto di non ritorno»

Dalla Fiaschetteria Toscana al negozio di scarpe Penzo, muore il tessuto della città Brunetta (Confesercenti): «La domanda turistica è ormai fuori da ogni controllo»

Il ristorante che diventa Burger, la cartoleria che si trasforma in fast food, la latteria convertita in bazar cinese, la bottega di calzature che lascia il posto a magliette da pochi euro. Il volto riconoscibile della città, quello fatto di locali e negozi storici, spesso gestiti dalla stessa famiglia per più generazioni, talmente inseriti nella città da dare il nome a calli e ponti, sta cambiando a una velocità sorprendente, facendo spazio sempre di più e sempre più spesso ad attività a misura di turista.

La zona di San Giovanni Grisostomo ha visto sparire nell’arco di pochi mesi uno dei ristoranti più noti della città, La Fiaschetteria Toscana, e il fotografo all’angolo, Centro Foto Video, per lasciar spazio rispettivamente a un Burger King e a un fast food, uno di fronte all’altro.

Un po’ l’età dei gestori, un po’ i tempi cambiano, moltissimo l’asservimento della città all’autocrazia turistica, hanno stravolto un piccolo angolo di città che ai veneziani era caro soprattutto per l’ex ponte dei giocattoli, ora ponte delle maschere e souvenir fatti ovunque tranne che in laguna. E su un altro ponte, quello della Canonica, dopo aver calzato i piedi di almeno tre generazioni di veneziani, nei giorni scorsi ha chiuso anche Penzo; al suo posto, magliette per turisti da pochi euro.

«Purtroppo sono molto pessimista sul futuro di questa città, se non ci sono regole, se non si fa prevenzione, vince la domanda, e sulla domanda turistica ormai folle, praticamente senza limiti, l’offerta si adegua» dice Piergiovanni Brunetta di Confesercenti « lì dove l’amministrazione locale non riesce a dare limiti, succede che il privato si organizza e si adegua. Cosa si può fare? Forse bisognerebbe usare il passato: cosa si poteva e si doveva fare? Ci dovevano essere vent’anni di controlli, regole, limitazioni che l’amministrazione avrebbe dovuto trovare, così come è stato possibile mettere anni fa il vincolo su San Leonardo e gli Oresi. Ma senza la volontà politica, credo che ormai siamo arrivati a un punto di non ritorno».

Non ritorna indietro una calle centralissima e vivace come quella dei Fuseri, nella quale eroicamente resistono alcune piccole boutique e una della più eleganti profumerie della città, ma dove quella che è stata per settant’anni prima una latteria e poi un’osteria – Da Zorzi - è diventata un emporio di maglie e borse cinesi.

Non va meglio la parallela calle dei Fabbri, che dopo cento anni ha perso anche la cartoleria Testolini (a beneficio del vicino ristorante Teatro Goldoni) e diventata nell’arco di pochi anni una chinatown; o ancora calle della Mandola, che suo malgrado assiste alla chiusura delle storiche botteghe, come quella dell’artigiano di borse che ha resistito un po’ e poi ha lasciato.

Basta
veramente chiudere un occhio. In tre giorni e una mano di bianco, le vecchie botteghe si trasformano in quello che le masse di turisti evidentemente chiedono: vetri dozzinali, maschere fatte altrove, vestiti sintetici e chincaglieria di pessimo gusto.

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