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Rogo al centro commerciale, a rischio 300 posti

Le attività del Prisma di Santa Maria di Sala contano i danni: vestiti andati distrutti, generi alimentari da buttare, materiale tecnologico fuori uso. E la preoccupazione per i lavoratori

SANTA MARIA DI SALA. Se per i negozi del Prisma c’è ancora una speranza di riaprire, è grazie ai pompieri. «Hanno evitato il disastro», affermano i titolari delle attività commerciali, «quando è scattato l’allarme si sono praticamente teletrasportati qui, poi una volta sul posto hanno subito capito cosa dovevano fare: sono saliti sul tetto, hanno rotto il lucernaio e hanno aggredito il fuoco dall’alto».

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«Dobbiamo tutto a loro», afferma Andrea Pantano, titolare di Lui e Lei abbigliamento, «ripartire sarà durissima, ma se il Prisma è ancora su è solo grazie al loro intervento». Pantano è uno di quelli che dovrà rifare l’intero inventario della merce: «Forse dobbiamo ancora renderci conto di quello che è realmente accaduto», afferma affranto, «servirà scorrere l’inventario di tutta la merce, ma da noi non c’è nulla da salvare: i capi di abbigliamento sono impregnati di fumo e fuliggine, tutti da buttare. Faremo i conti, ma si parla di 200 mila euro solo di roba. Non sarà facile: già il mercato non era florido, poi eravamo pure in periodo di saldi. Oltre ai danni, ci sono i mancati incassi dei prossimi giorni, forse settimane, i dipendenti da pagare e sai che da domani avrai solo spese, anche se siamo assicurati».

All’interno del Prisma ci sono attività, come il supermercato Coop, che hanno avuto le celle frigorifere staccate per ore, con interi bancali di prodotti da buttare, ormai scongelati o anneriti dal fumo. Danni anche al Center Casa, che dovrà inventariare scaffali di casalinghi, prodotti per bricolage e cancelleria avvolti per ore dalla fuliggine. Da anni è anche uno dei negozi più amati dai bambini di tutto il Miranese, con intere corsie di giocattoli e materiale, in questo periodo, per il tempo libero all’aperto e l’inizio della scuola. Per non parlare di marchi famosi come Trony, con i suoi prodotti di tecnologia ed elettrodomestici, una gioielleria, un negozio di profumi e prodotti per l’igiene, il noto marchio di calzature Meggetto, che ha avuto più o meno gli stessi problemi del vicino negozio d’abbigliamento e per ultimo la Mondadori, con scaffali di libri anneriti e centinaia di titoli da buttare.

Ora c’è da capire anche come muoversi: più che un parco commerciale il Prisma è un consorzio di negozi, dove ognuno detiene una quota. Poi c’è la proprietà dell’immobile e qui rimane da capire come questa vorrà muoversi, soprattutto alla luce del nuovo acquirente arabo. In ballo intanto ci sono qualcosa come quasi 300 posti di lavoro tra titolari, dipendenti, impiegati. E il timore, per un paese, un comune e non solo, di perdere una parte importante dell’indotto commerciale che qui nessuno vedeva come una minaccia ai piccoli negozi. Che anzi, al Prisma, avevano trovato casa come fossero in piazza. Fabio Pezzato, titolare del pulisecco da dove pare siano partite le fiamme, non trova le parole per commentare l’accaduto: «Non c’è niente da dire», afferma con un filo di voce rotta dalla disperazione e dalla stanchezza di una notte insonne.

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