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«Esuberi a Thetis chiesti dalle imprese»

Il commissario del Consorzio Fiengo a Ca’ Farsetti: azionisti per la liquidazione, noi cerchiamo almeno di salvare la società

VENEZIA. «Non possiamo ritirare le 45 procedure di licenziamento previste per una parte dei lavoratori di Thetis perché perderemmo credibilità nei confronti delle imprese che fanno parte del Consorzio Venezia Nuova e che me l’hanno imposto. Fosse per loro, Thetis sarebbe già stata messa in liquidazione - la decisione era già stata discussa nel marzo scorso, ma non ha avuto seguito - visto che a loro della società non importa nulla. Mi chiedono continuamente: “Mettila in liquidazione”, e io devo purtroppo rispondere ai miei azionisti. Sono stato io con l’appoggio del provveditore alle opere pubbliche del Triveneto Roberto Linetti a volere invece un nuovo piano industriale della società per rilanciarla almeno in parte e l’avvio dei licenziamenti è strumentale anche all’apertura di una trattativa con i sindacati e con le istituzioni per cercare una soluzione per il ricollocamento di questi lavoratori».

Sono parole pesanti quelle pronunciate ieri a Ca’ Farsetti dal commissario del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo in occasione della Commissione consiliare - presenti in presidio i lavoratori dell’azienda e i sindacati - che ha discusso proprio del caso della società di ingegneria ambientale che ha sede all’Arsenale ed è controllata dal Consorzio, sulla base delle interpellanze presentate sulla vicenda dal consigliere comunale del Pd Nicola Pellicani, ricordando anche gli 8 milioni circa di euro vantati da Thetis nei confronti del Consorzio (che non paga) che riequilibrerebbero i conti della società. Parole che delineano un commissario e un amministratore unico di Thetis - il dottor Werther Montanari, presente ieri in audizione insieme all’altro commissario del Consorzio Francesco Ossola - ostaggio delle imprese del Mose che vogliono di fatto lo smantellamento di una società ricca di competenze, ma in parte snaturata, visto che negli ultimi anni la sua attività è stata concentrata solo sulla progettazione legata alle dighe mobili, riducendo le attività legate all’ingegneria e alla trasportistica ambientale che le avevano fatto vincere molte commesse internazionali.

«Il fatturato di Thetis nel giro di due anni è sceso da 20 a 13 milioni di euro - ha detto Montanari - per il venir meno di commesse legate ai lavori al Mose e le procedure di esubero sono una conseguenza per tenere comunque in equilibrio i conti della società in assenza di altre soluzioni. Siamo in trattativa anche per cedere a un’azienda italiana il settore dei “trasporti intelligenti” di Thetis con la ventina di lavoratori che vi sono impiegati». Fiengo, da parte sua, ha aggiunto che è in corso anche una trattativa regionale con l’Arpav, l’Azienda regionale di protezione ambientale, per vedere di ricollocare qui la ventina di lavoratori che si occupano attualmente di disinquinamento della laguna, distaccati al Provveditorato alle opere pubbliche, anch’essi in esubero. Ma il quadro generale della società dipinto da Fiengo - che ha detto di essersi interessato di Thetis solo da giugno - è apparso un po’ opaco e reticente e non esente da critiche verso i suoi dipendenti.

«Ci sono situazioni strane - ha detto - con il funzionamento dei laboratori di Thetis che costano tre volte quelli dell’Arpav e negli ultimi anni
buona parte dei lavori della società sono stati poi da essa appaltati all’esterno». Per il commissario Ossola, infine, le consulenze assegnate per le progettazione del Mose non sono state sottratte ai dipendenti di Thetis ma richiedevano altre competenze.

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