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«Il campo profughi di Cona sta scoppiando, fate qualcosa»

Visita di Barbara Penzo, consigliera del Pd di Chioggia, e del sindaco Alberto Panfilio al centro di prima accoglienza: "Tensioni enormi e numeri fuori controllo"

CONA. «Sono i numeri che rendono ingestibile il campo. E anche la cooperativa che sta gestando 1.422 migranti dovrebbe alzare la voce con la Prefettura». Barbara Penzo, consigliera comunale Pd a Chioggia, ieri è andata a visitare il centro di prima accoglienza di Conetta, insieme al sindaco, Alberto Panfilio.

I due presenteranno, tra qualche giorno, una relazione ragionata su ciò che hanno visto e che, in qualche misura, già conoscevano, con lo scopo di fornire una base di discussione al futuro tavolo tecnico che intendono convocare per disinnescare la bomba rappresentata da questa concentrazione di migranti.

«Le tensioni interne sono al limite», dice la Penzo, «occorre fare qualcosa al più presto». La visita all'ex base militare si è rivelata subito complicata. «Avevo chiesto io di toccare con mano quella situazione quando, venerdì scorso, in risposta all'appello del sindaco di Cona, mi ero recata lì. Ma c'era tensione quel giorno e, per entrare, serve, comunque, l'autorizzazione prefettizia. Ci siamo, quindi, presentati con tanto di permesso ma abbiamo visto subito un gruppo di ragazzi che ci aspettava. Erano quelli, o alcuni di loro, che avevano protestato giorni fa e gli operatori della cooperativa ci hanno fatto attendere un'ora, fuori dai cancelli, perché temevano che si innescassero altre proteste, che le tensioni tra francofoni, anglofoni o tra i vari gruppi che si sono formati, potessero esplodere».

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Alla fine, con un po' di pazienza e molta diplomazia («Non siamo qui a cercare colpevoli») la piccola delegazione ha compiuto la sua visita. «Sapevo già, più o meno, quello che avrei trovato», continua Barbara Penzo, «ma vederlo è un'altra cosa. I tendoni di plastica con centinaia di letti a castello, altri posti in allestimento (ieri altri 13 arrivi, ndr), il senso di aspettativa di questi ragazzi. Ho visto i bagni, le aule studio, i laboratori di cucito».

«Quello che il contratto con la Prefettura richiede alla cooperativa esiste: i corsi di italiano, gli accompagnamenti per le visite sanitarie, il supporto per le domande di asilo, ecc. Tutto questo viene fatto, ma nessuno parla italiano e i tempi di attesa per i documenti sono lunghissimi. E se la Prefettura invia un tot di migranti in più la cooperativa non può rifiutarli, a dispetto delle dotazioni logistiche che, prima o poi, arrivano al collasso. Mi sembra chiaro che il problema sono i numeri: anche se tutte le parti cercano di fare del loro meglio (ma non sta a me giudicare questo) solo il numero degli ospiti, oggi sono 1.422, rende ingestibile questa struttura. E la cooperativa, queste cose, dovrebbe dirle, dovrebbe segnalarle. Altrimenti, prima o poi, Conetta scoppia».

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