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«Non vogliamo un hub nel Portogruarese»  

I sindaci del Veneto orientale respingono l’ipotesi di sfruttare una delle caserme come la Capitò

Ha destato allarme nel Portogruarese la notizia che potrebbe nascere un hub per accogliere i migranti. Secondo le massime cariche politiche della zona non ci sarebbero strutture demaniali per ospitare al momento più di 200 profughi. Una soluzione ci sarebbe, ma qui è la Prefettura a dover dialogare con l’Esercito Italiano. In un’area precisa della caserma Capitò di viale Trieste a Portogruaro, che ancora ospita il 5° reggimento Superga, ci sono intere palazzine vuote da quando la leva non è più obbligatoria; ma questa appare al momento una soluzione fantasiosa più che attuabile.

Ci sono però molti piccoli comuni che non ospitano alcun migrante. Non mancano le proteste, anche accese, in particolare sui social. Il sindaco di Portogruaro, Maria Teresa Senatore, è preoccupatissima e ha cercato in tutti i modi di mettersi in contatto con il prefetto. Le strutture demaniali o dell’Esercito dismesse si trovano a Teglio (ma l’ingresso principale a questa ex caserma dell’Aeronautica è a Cordovado, in Friuli), in via Casermette a Fossalta, e sulla provinciale Concordia Giussago a Concordia, all’altezza della rotatoria di via Marcantonio, a ridosso della provinciale per il mare.

Il sindaco di Teglio, Andrea Tamai, sostiene che l’ex caserma dell’Areonautica che ricade nel territorio tegliese è di proprietà del Comune. «Nessuno ci ha detto nulla. Se qualcuno si mette in testa di ospitare 200 migranti deve prima parlarci», ha riferito Tamai, «la struttura è completamente da ristrutturare».

Sicuri che non arriveranno a Concordia sono il sindaco Claudio Odorico e l’assessore alla sicurezza Simone Ferron. «L’ex caserma dell’Aeronautica è ancora considerata strategica per le apparecchiature presenti», ha osservato il primo cittadino, «non credo possano dirottarli da noi».

Il presidente della Conferenza dei sindaci, Giacomo Gasparotto teme un’altra soluzione. «Non essendoci strutture adeguate», sostiene, «l’ipotesi più credibile è quella che arrivino migranti nei comuni più piccoli che ancora non li ospitano, come Gruaro, Cinto, Annone e Pramaggiore. Non vedo alternative».

Una ci sarebbe ed è quella di ospitare i richiedenti asilo nelle palazzine
non occupate della caserma Capitò. Le forze dell’ordine intanto monitorano la preoccupazione del territorio. E dalle loro stanze trapela che “le caserme dismesse, per ospitare i migranti, devono essere sottoposte a lavori di un minimo di tre mesi”.

Rosario Padovano

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