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Donna affetta da un tumore in lista d’attesa a Padova, operata e salvata a Mestre

È stata visitata e operata in venti giorni, e ha da poco concluso il primo ciclo di radioterapia. A Padova, dopo più di sei mesi, era ancora in attesa

MESTRE. A Mestre è stata visitata e operata in venti giorni, e ha da poco concluso il primo ciclo di radioterapia. A Padova, dopo più di sei mesi, è ancora in lista d’attesa: non solo per l’intervento, ma anche per alcuni esami di accertamento, grazie ai quali, all’ospedale dell’Angelo, la signora ha scoperto di avere un tumore maligno alla tiroide.

«Certo di tumore alla tiroide non si muore», spiega Laura Schiavo, madre di famiglia, padovana di Lissaro (Mestrino), «ma se fuori controllo può diventare grave. Magari il mio è stato un caso sfortunato. Ma possibile che a Mestre abbiano sbrigato tutto poco tempo, mentre a Padova dopo sette mesi non avrei ancora nemmeno gli esami necessari? ».

La storia inizia alla fine dell’anno scorso, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre: «avevo un bozzo sul collo» racconta la donna, «e sono andata in ospedale per dei controlli. Dopo i primi esami, è emerso il sospetto di un nodulo maligno, alla tiroide: così mi hanno mandata in chirurgia, dove mi sono stati prescritti altri esami. Dai controlli, la tireoglobulina risultava altissima, ragion per cui mi hanno detto che, nonostante non fosse ancora certo che il tumore fosse di natura maligna, era preferibile operare. Dissero, però, che ci sarebbe voluto del tempo, perché la lista d’attesa era lunga». Lunga quanto? «Non si sa, ma mi avevano fatto intendere che ci sarebbero voluti diversi mesi» dice Laura.

Nel frattempo, dalla prima visita ne sono già passati più di due: è la fine di gennaio e Laura Schiavo, su consiglio di alcuni amici, decide di rivolgersi all’ospedale dell’Angelo di Mestre. «Lì», continua, «sono stata visitata dal professor Roberto Spinato, a cui sarò sempre grata. Mi ha detto che non si poteva perdere tempo, che il tumore andava operato e che andava operato subito. Così dopo due settimane mi hanno fatto tutti gli esami e ricoverata: l’intervento è stato il 16 febbraio di quest’anno e sono stata dimessa il 22 dello stesso mese, con l’esame istologico da far analizzare».

Dopo due mesi di attesa a Padova, insomma, e la prospettiva di doverne attendere ancora molti altri, la faccenda si è risolta a Mestre in due settimane, tre se contiamo il tempo della degenza. Poi c’è stata una lunga convalescenza: «Non è stato un percorso facile», spiega Laura, «andare su e già da Mestre, per una persona già debilitata, non è agevole. Facendomi operare all’ospedale dell’Angelo ho risparmiato molto tempo sull’intervento, ma gli spostamenti continui sono stati faticosi, e anche un costosi in termini di viaggi. Spese

che nessuno mai mi rimborserà. Anche il post operatorio è stato molto duro, per via di alcune complicanze. Ma devo dire che i medici di Mestre sono stati sempre bravi, disponibili e attenti nei miei confronti. A Padova, invece, mi sono sentita abbandonata». (s. q.)
 

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