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L'omicida, docente d'inglese che aveva insegnato anche in Cina

Stefano Perale, 50 anni, appassionato di beach volley, dal 2004 lavora per "Umana Forma". Amici sotto choc

MESTRE. L’ultimo aperitivo in inglese a Venezia - li aveva chiamati “Do you spritz English?”, giocando sulle parole - l’aveva organizzato giovedì scorso, a poco meno di 48 ore dalla notte della mattanza, all’F30 Coffee Bar a due passi dalla stazione di Santa Lucia. Stefano Perale, il 50enne mestrino accusato di aver massacrato Biagio Buonomo e Anastasia Shakurova, era un docente e traduttore di inglese. Non aveva un metodo da lezione in cattedra, amava coinvolgere i suoi studenti. Al punto di aver dato il via agli aperitivi in cui l’unica lingua parlata, tra uno spritz e una patatina, è quella di Sua Maestà.

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Una proposta, questa, molto apprezzata dai suoi studenti. Nel suo profilo LinkedIn, Stefano racconta di lavorare dal 2004 come formatore per “Umana Forma”. Per conto della società “Tada” di Mestre, stava tenendo un corso base di inglese per il mondo del lavoro e degli affari, che sarebbe terminato a luglio.

Perale si è laureato in Lingue e letterature straniere all’università Ca’ Foscari con il massimo dei voti, poi ha seguito un master post laurea in Studi interculturali a Padova. Ha ottenuto una borsa di studio per perfezionare le attività di formazione e docenza negli Stati Uniti, dove ha vissuto per un quinquennio operando tra la Colgate University e l’University of Georgia. Rientrato in Italia, Perale si è specializzato nella cosiddetta “formazione in microlingua inglese”, focalizzandosi sull’insegnamento rivolto in particolare ai settori del business e dei servizi, svolgendo attività per enti di formazione e aziende veneti.



Nel 2008 è volato in Cina, allo Hunan Institute of Technology di Hengyang , dove ha avuto un’esperienza di insegnamento accademico. All’epoca teneva un blog su Netlog. Un “cybersalotto”, lo aveva chiamato, «visto che ormai da diversi anni a questa parte il grande mare della vita e le rotte professionali e personali mi portano a viaggiare in lungo e in largo intorno al mondo». Stefano aveva sognato una vita lontana dall’Italia. Lo aveva scritto su Facebook nel 2010: «Io sono in “stand-by” qui in Italia, ma non mi trovo più, davvero... lo scenario professionale è molto magro: vedo solo precarietà, sfruttamento e totale assenza di meritocrazia. Sto lavorando per andarmene di nuovo, prossima (e definitiva, credo!) meta: l’Australia». Poi la vita lo ha portato a rimanere a Mestre.

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Tante le foto che lo ritraggono felice, anche in compagnia di una orientale, dalla Cina a Venezia e Verona e poi in montagna d’inverno. Stefano era anche un grande appassionato di beach volley: su Facebook ha condiviso numerosi scatti delle partite giocate con gli amici sulla spiaggia. Ha compiuto 50 anni il 30 maggio. Alla valanga di “buon compleanno”, ha risposto: «Desidero esprimere un grazie sincero e pieno di affetto che mi parte dal cuore e mi auguro arrivi a ciascuno ed ognuno di voi in un abbraccio ideale e pieno di riconoscenza e gioia per la vostra preziosa amicizia!». Amici sotto choc che ora si interrogano su quanto è successo, dopo che Stefano è finito dietro le sbarre di Santa Maria Maggiore. Tra tutti un amico, scosso per l’accaduto, racconta: «Lo conoscevo da anni, una persona molto disponibile, giocosa e allegra. Circa un anno fa mi aveva raccontato che il rapporto con Anastasia non era andato bene e che lei aveva un’altra storia e per questo stava soffrendo molto. Ma arrivare a pensare a un simile epilogo, mi risulta impossibile in questo momento. Anche per me è difficile rendermi conto di quando è successo».

 

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