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Nove mesi per la morte di un autista 

Noale. Condannato per omicidio colposo il titolare della Trevisan Ecologia: l’operaio fu travolto e ucciso da un crollo

NOALE. Nove mesi di reclusione, con sospensione della pena, per la morte di Alessandro Valotto, autista della “Masiero Trasporti” di Marghera che morì il 5 luglio 2010 a 58 anni in un incidente sul lavoro alla “Trevisan Ecologia” di Noale. La giudice monocratica Claudia Gualtieri ha condannato ieri mattina per omicidio colposo il titolare dell’azienda dove avvenne la tragedia, Giuseppe Trevisan, noalese di 66 anni (avvocati Stefano Zoccarato e Giovanni Scudier), che dovrà anche pagare le spese processuali. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Nel calcolo della pena, la giudice ha ritenuto le circostanze attenuanti generiche equivalenti all’aggravante contestata. La pubblico ministero Laura Cameli, titolare dell’inchiesta, nell’udienza scorsa aveva chiesto per Trevisan la condanna a un anno e quattro mesi, tenuto conto a suo parere che l’attenuante di aver risarcito il danno ai familiari di Valotto attraverso l’assicurazione fosse prevalente su tutte le aggravanti contestate.

Assoluzione per non aver commesso il fatto, invece, per gli altri quattro imputati nel procedimento penale, ovvero Albino Zonta, 57 anni di Fontaniva (Padova), progettista delle fondazioni del capannone (difeso dall’avvocato Domenico Dissegna), Lino Sorato, padovano di Borgoricco, 59 anni, progettista architettonico e direttore dei lavori per la costruzione del capannone, Guido Franchin, moglianese di 62 anni, collaudatore del capannone (entrambi difesi dall’avvocato Francesco Borsetto), e Antonio Salerno, vicentino di Mossano, 57 anni, progettista delle opere strutturali prefabbricate (difensore Mario Faggionato). Anche la pm aveva chiesto l’assoluzione per i quattro professionisti, pur con una differenziazione delle formule.

Alessandro Valotto era morto a causa di un politrauma da schiacciamento dopo che era stato travolto dai pannelli in cemento armato del capannone della “Trevisan Ecologia” di via Fermi, dove stava caricando il camion. A provocare la caduta dei pannelli era stato un colpo dato alle pareti con un muletto. Alla guida c’era un operaio che aveva già patteggiato otto mesi di reclusione (pena sospesa), sempre per omicidio colposo.

Il perito nominato dal tribunale nel corso del dibattimento aveva chiarito che il capannone era stato costruito secondo i criteri vigenti all’epoca, secondo cui un edificio doveva essere resistente solo alla forza del vento e non ad altro. Era stato accertato che, con la staffa del muletto, l’operaio aveva colpito una parete del capannone che si era staccata, dando il via a un terribile effetto domino che aveva
travolto Valotto. La perizia, dunque, aveva scagionato di fatto coloro i quali avevano progettato e costruito la struttura e si erano occupati dei collaudi. L’assoluzione con formula piena dei professionisti finiti a processo va proprio in questo senso.

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