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Festa del remo per 2 mila barche «Vincono i 7.700 partecipanti» 

Manifestazione dedicata alla scomparso Lino Toffolo. La “garbata protesta” contro il moto ondoso e l’inquinamento in laguna è sempre attuale. Anche se il popolo delle barche ha cambiato pelle

Alle 15, quando le barche a motore si riprendono il Canal Grande, i 7700 partecipanti della 43esima Vogalonga sono arrivati quasi tutti. «Stop» dichiarato al passaggio davanti a Punta della Dogana della duemillesima imbarcazione iscritta. Per la cronaca, i primi a tagliare il traguardo erano stati, qualche minuto prima delle 11, quattro atleti della Canottieri Giudecca (numero 115), seguiti a ruota dalla prima barca con voga alla veneta: il pupparino a 10 remi della Remiera Francescana. Solo per la cronaca, perché la parola d’ordine della Vogalonga, giunta ieri alla sua 43esima edizione resta quella. «Vincono tutti, questa non è una regata». Con una piccola rivincita del remo veneziano, negli ultimi anni messo in minoranza dagli stranieri e dalle barche come canoe, kajak, dragon-boat con tamburo, che con la laguna hanno ben poco a che fare.
Ma ieri la festa si è ripetuta. Senza incidenti e con tanta allegria. Con il suo messaggio ambientale un po’ sbiadito, ma sempre di attualità. La lotta al moto ondoso e in difesa della laguna. Una laguna che ieri per qualche ora ha recuperato i suoi silenzi. In alcuni tratti si sentiva soltanto il rumore del vento e il fruscio delle barche. Quasi ottomila ai remi in un Canal Grande liberato per un po’ di ore dalle onde e dai motori. Che si sono ripresi la scena alle 15.01, con il consueto carico di turisti e moto ondoso.
Vogalonga numero 43, dedicata al grande Lino Toffolo. La prima senza di lui, che amava salutare sorridendo i vogatori dalla sua finestra sul Canal Grande di Murano. Lino è scomparso un anno fa, e il figlio Paolo lo ha ricordato con un manifesto appeso alla finestra. Alzaremi e un affettuoso saluto per lui, sempre ironico e gentile, amante delle tradizioni veneziane, dal multicolore popolo del remo.
Un popolo del remo che ha cambiato pelle. Diventato più internazionale, ma anche più spettacolare e folcloristico. Gli organizzatori sono comunque soddisfatti. «Tutto è andato bene», dice Antonio Rosa Salva, nipote di Toni, il capostipite del clan e inventore della formula Vogalonga, nel 1975. Una «garbata protesta» che voleva allora attirare l’attenzione sulle criticità della laguna, inquinamento e moto ondoso. Un’emergenza che fa sorridere rispetto al caos di oggi, quando andare a remi in laguna è diventata un’attività ad alto rischio. «Noi cerchiamo comunque di dare questo messaggio», dice Rosa Salva. Un piccolo segno, l’immissione di nuove forze giovani nel comitato. I ragazzini under 14 che ieri distribuivano medaglie e diplomi dal pontile centrale, in Punta della Dogana. E il gruppo di ventenni che ha organizzato nelle ore della vigilia al Tronchetto l’arrivo, il parcheggio e il varo delle imbarcazioni venute dall’estero. Organizzazione ancora una volta all’altezza. Niente incidenti lungo il percorso, ingresso «controllato», anche con l’ausilio di un cordino in rio di Cannaregio dai volontari della Guardia Costiera Ausiliaria. Prezioso aiuto dei Radioamatori, che seguivano il flusso delle barche, dei volontari che hanno distribuito migliaia di bottigliette di acqua e quasi due tonnellate di banane. Partenza regolare, alle 9 in punto. Il colpo di cannone sparato da Lallo Risa Salva dall’isola di San Giorgio dà il via ufficiale alla 43esima maratona del remo. Le veloci barche del canottaggio, le canoe, qualche sandalo sono subito
in testa e girano dopo un quarto d’ora la punta di Sant’Elena. Si passa per la Certosa, Vignole, Sant’Erasmo. Poi Burano, Mazzorbo, Murano. Rientro in rio di Cannaregio tra gli applausi. Un po’ in ritardo per via del caldo. Ma senza ingorghi e incidenti.
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