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«M9, un’opportunità da cogliere» Appello di Confesercenti alla città 

L’associazione pronta a mettere in moto un percorso che dia vita a un distretto dell’innovazione Il direttore Franceschi: «Con il contributo di tutti Mestre può trovare un’identità e tornare attrattiva»

«Il museo M9 può essere un’opportunità straordinaria per invertire il declino della città e avviare una rigenerazione urbana». Ieri mattina Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti Città metropolitana di Venezia, assieme al vicedirettore Michele Lacchin e Tiziano Scandagliato (segretario Anva), hanno lanciato un appello diretto ai commercianti, alla parte politica, proponendo una ricetta per rendere il progetto M9 una realtà che si compenetri con la città e inneschi virtuosismi economici. Mestre, dunque, non può stare a guardare. Confesercenti si è offerta di mettere a disposizione un “osservatorio economico” per elaborare proposte inerenti il legame tra economia e sviluppo urbano, i rapporti con il sistema universitario, la sua funzione di aggregazione delle piccole e medie imprese nonché l’esperienza nel campo della realizzazione sviluppo dei “distretti urbani del commercio”
Count down e opportunità. Il tempo stringe, l’occasione va colta al volo. Nel progetto di Confesercenti, l’M9 deve trovarsi al centro de “distretto “dell’attrattività, dell’innovazione e della creatività”. «La città non è più in grado di svolgere la sua funzione di “motore dello sviluppo”», ha esordito Franceschi, «la distribuzione tradizionale non trova soluzioni coinvolgenti per conquistare un consumatore che non è più attirato dagli spazi commerciali banali e ripetitivi che nell’ultimo decennio hanno perso ogni capacità attrattiva. L’M9 è un’opportunità per invertire la tendenza non solo perché è un “oggetto” urbanistico che darà una forma più definita all’area centrale aprendo ampi spazi ora preclusi, ma anche perché nella sua combinazione di spazi culturali e commerciali può indicare alla città l’inizio di un percorso verso una soluzione originale fondata su un processo di innovazione». Come fare in modo che città e M9 non siano due corpi estranei? «Dal punto di vista delle pratiche che si svilupperanno in quel nuovo spazio», continua Lacchin, «è evidente la presenza di diverse componenti riconducibili alle aree della cultura, della socialità, del retail, dell’innovazione e del working space. Proprio grazie al suo mix di ingredienti si propone come il volano per una rigenerazione urbana che trovi proprio nella “mixitè funzionale” il suo carattere identitario». Precisa ancora Franceschi: «Confesercenti è consapevole che i processi di rigenerazione urbana si nutrono non solo di forme architettoniche e nemmeno di singole iniziative, per questo l’M9 dev’essere un esempio di architettura delle relazioni in grado di raccontare un’identità e di sviluppare momenti di relazione e partecipazione».
Distretto e strumenti. La logica è quella del distretto (concetto che Confesercenti riprende, adattandolo, da quello di distretto industriale) e non quella del centro commerciale: ciò che conta è l’attivazione di un ricco ecosistema di scambio e relazione tra le persone e le attività che vivono nel contesto. «È indispensabile», spiega Franceschi, «la presenza di una community di imprenditori autonomi capaci di esprimere una progettualità innovativa nei propri campi, e di partecipare al tempo stesso alla collaborazione con tutti gli altri attori dello spazio e del distretto urbano».
Nuovi modelli di innovazione. La ricetta di Confesercenti ritiene che sia proprio l’integrazione intelligente con il retail tradizionale e le attività legate al turismo, la strategia vincente per motivare un impegno all’investimento da parte dei cittadini, degli imprenditori e dei proprietari di immobili. Un esempio? Le possibilità di finanziamento derivanti dalla gestione o l’utilizzo di beni e servizi pubblici, l’utilizzo di nuove tecnologie per la costruzione di strumenti di comunicazione e promozione, nuove opportunità commerciali all’interno dei contesti urbani. La stessa proprietà
immobiliare può essere coinvolta all’interno della governance. È possibile, ad esempio, ipotizzare anche una collaborazione nella commercializzazione dei fondi commerciali sfitti. Le vetrine in cui specchiarsi potrebbero ospitare startup e giovani creativi.
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