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Il post-Mose dietro i “no” a Thetis

Mantovani, Fincosit e Condotte contrari al salvataggio per avere più spazio nelle future manutenzioni

Con il nuovo Piano industriale di Thetis che dovrà essere predisposto per il rilancio della società in base a quanto deciso pochi giorni fa dall’Assemblea dei soci, si riaprono i giochi anche per i lavori e le manutenzioni del dopo-Mose all’Arsenale. Se infatti, sotto la spinta determinante del commissario del Consorzio Venezia Nuova Giuseppe Fiengo - con l’appoggio indiretto anche del provveditore alle opere pubbliche Roberto Linetti e del Comune, presente con l’assessore alle aziende Michele Zuin, visto che la partecipata Actv è in Thetis con circa il 6 per cento del capitale - si è fermato lo smantellamento della società di ingegneria e tecnologia ambientale e la deriva dai licenziamenti, l’opposizione arriva dall’interno.

A opporsi infatti all’approvazione del bilancio consuntivo 2016 e soprattutto alla predisposizione del nuovo Piano industriale in assemblee sono state le imprese private storiche del Consorzio, come Mantovani soprattutto, ma anche Condotte e Fincosit che detengono circa il 25 per cento delle quote. Tra i soci, con una quota di minoranza, c’è anche la stessa società dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati.

Ma è soprattutto la Mantovani la più ostile al “salvataggio” di Thetis perché la vede - se rilanciata - come una possibile concorrente nella partita ancora tutta da giocare dei lavori di manutenzione e infrastrutturazione che seguiranno l’entrata in funzione effettiva del Mose.

Per essere in pista, infatti, la Mantovani ha creato da pochi mesi una nuova società: la Sereco (acronimo di Serenissima Costruzioni). Il percorso che ha portato alla nascita della Sereco attraverso il conferimento del ramo d’azienda da parte di Mantovani prevede il trasferimento di 172 lavoratori, più almeno altri 22 tra quelli oggi in Cigs e che hanno sottoscritto il verbale di conciliazione. Come si ricorderà alla fine dell’anno scorso l’azienda aveva chiesto il licenziamento per 170 lavoratori che poi invece, con mediazione di sindacati e governo erano stati ammessi alla Cassa integrazione straordinaria.

La Mantovani ha dunque tutto l’interesse a tirarsi fuori da Thetis avviandola alla messa in liquidazione, per poi candidarsi con la “sua” Sereco ad un nuovo ruolo da protagonista all’Arsenale. Per questo la volontà del commissario Fiengo di rilanciare la società - pur con un consistente taglio dei costi - cambia lo scenario e potrebbe permettere l’ingresso sulla scena di altre società di Engineering importanti.

Come la genovese D’Appolonia - che ha avuto tra l’altro l’incarico per la predisposizione del nuovo Piano regolatore del Porto di Venezia, con uno staff di circa 700 tra ingegneri e professionisti, distribuiti in

20 uffici operativi in tutto il mondo - che si era già fatta avanti informalmente per acquistare Thetis, quando la volontà era quella di mettere in vendita la società portata all’Arsenale dalla Tecnomare e poi passata sotto il controllo del Consorzio Venezia Nuova.

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