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Cade in bici sulle rotaie del tram: muore dopo 46 giorni

Bruna Ruzza era scivolata in via Triestina a fine marzo. Ricoverata in ospedale, si è spenta domenica. Ieri il nullaosta ai funerali, martedì a Tessera

MESTRE. Muore un mese e mezzo dopo la caduta sulle rotaie del tram. Bruna Ruzza, 82 anni, è mancata domenica all’ospedale di Venezia, dov’era ricoverata. Solo ieri pomeriggio è arrivato il nullaosta dell’autorità giudiziaria, in seguito agli accertamenti che sono stati eseguiti per escludere eventuali collegamenti tra la caduta sulla tranvia e la morte. Residente a Tessera, il giorno dell’incidente, 46 giorni fa, era in bici e si stava dirigendo a Favaro. 

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Il 29 marzo, attorno alle 11 del mattino, è volata a terra scivolando dalle due ruote, proprio alla confluenza delle rotaie del tram, tra via Triestina e via Monte Celo. In quel punto, per chi come lei proveniva da Tessera, è d’obbligo per posizionarsi sulla corsia corretta, attraversare la rotaia. Cosa sia accaduto, non è dato sapere e non ci sono testimoni, se non le auto che si sono fermate e che le hanno prestato soccorso, ma che non hanno registrato il momento preciso. La donna aveva preso una botta alla testa, ma si era ripresa ed era stata aiutata dalle persone presenti. 
 
Le corse del tram si erano bloccate per la quarta volta nell’arco della sola giornata di quello sfortunato mercoledì. «Ci hanno detto che dovevano essere fatti degli accertamenti», spiega la famiglia, «che non c’era l’autorizzazione, per questo il funerale non si poteva fare». L’Asl conferma la segnalazione alla Procura (come avviene in questi casi) e l’attesa di un via libera. Il nullaosta, però, è arrivato nel pomeriggio di ieri e le esequie sono state fissate per martedì alle 11 nella chiesa di Tessera.
 
 Quel che è certo è che dopo la caduta - che secondo la famiglia non è dipesa dalle rotaie ma forse da un malore che potrebbe averla colta mentre era in bici - non è stata più bene. Prima è stata ricoverata all’Angelo, poi è stata dimessa. Tre giorni dopo è stata trovata incosciente a letto. Nuovamente ricoverata all’Angelo, è stata trasferita a Venezia in rianimazione, dove è morta domenica.
 
 La famiglia non ha ancora saputo nulla, attende di conoscere qualche cosa in più degli accertamenti, che non ha chiesto. «Quel punto è pericolosissimo», commenta Giampietro Trabuio, testimone che quel giorno ha visto l’incidente, «perché giovani o meno, si è obbligati a passare le rotaie, esponendosi sempre al rischio di cadute. Ed anche stando attenti è inevitabile capitombolare. Da quando c’è il tram, di cadute ne ho viste non dico centinaia, ma almeno una quarantina di sicuro, uno mi è volato davanti e per poco non l’ho investito. Da mia moglie alle persone che lavorano per me, non c’è nessuno che si sia salvato. Oramai le cadute sulle rotaie non fanno neanche più scalpore, neanche i morti lo fanno. Ma vorremmo sapere chi paga tutti questi infortuni, le fratture, le malattie, chi paga le prestazioni sanitarie, alla fine siamo sempre e solo noi».
 
 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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