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Venezia, turismo slow a bordo del bragozzo con i “moecanti”

La famiglia Bognolo rimette in sesto la sua barca da pesca restaurata dal cantiere Crea. E lancia gli itinerari alternativi

VENEZIA. Si chiama «Rosa dei Venti», ed è un antico e solido bragozzo, barca da pesca della famiglia Bognolo. È stato restaurato e modernizzato da Gianfranco Vianello «Crea» nel cantiere della Giudecca. E adesso è pronto a solcare le acque placide della laguna per inaugurare un nuovo tipo di turismo «slow».

L’idea è venuta all’ultima famiglia di moecanti ancora attiva alla Giudecca, i Bognolo. Padre e sei figli che da sempre svolgono l’attività dei loro antenati: la coltivazione e la vendita delle moeche, granchi particolarissimi che solo in laguna si trovano. Prelibati e unici, perché matengono il loro status di granchio molle, che viene dallo «spiantano» e sta per tornare granchio, solo per pochissimo tempo. Sta alla grande abilità del pescatore toccarli e riconoscerli. Scartare da quelli pescati con le reti e messi a maturare in acqua nelle casse di legno, i vìeri – i granchi non commestibili che vanno ributtati in acqua, mettere da parte quelli preziosissimi. Al mercato raggiungono cifre superiori ai 60-70 euro il chilo. Fritti, sono una ricetta tipica della laguna in determinati periodi dell’anno.

Il tamiso: ecco come si scelgono le moeche Per il piatto tipico della primavera serve colpo d'occhio, tatto e... secoli d'esperienza. Ma il risultato ripaga l'attesa (videoservizio Matteo Tagliapietra / Agenzia Interpress, Venezia) LEGGI L'ARTICOLO

«Abbiamo pensato che questa ricchezza, anche culturale, non deve andare perduta o restare tra pochi amanti della laguna», racconta Emanuele Bognolo, «così ci siamo pensati questa forma di turismo slow: 10-12 persone alla volta, che prenotano. Li portiamo in barca e a bordo gli facciamo vedere le fasi della pesca, mangiano con noi bisati e moeche. Sicuramente così non li trovano da nessuna parte al mondo». Primi contatti con le cooperative di pesca di Burano e con i cantieri della Giudecca. E il progetto adesso è realtà.

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Il restauro del bragozzo, imbarcazione tipica della laguna molto diffusa a Chioggia, ha richiesto qualche anno di lavoro. «Abbiamo cambiato il motore, per rendere la barca più sicura e veloce», racconta Bognolo, rifatto alcune parti». «I moecanti», racconta, «sono come cercatori d’oro. Uomini che muovono le loro mani grandi e le dita callose con la rapidità delle merlettaie». Gesti antichi, che devono distinguere in pochi secondi i granchi buoni da quelli «matti».

Il restauro del bragozzo lo ha curato personalmente Crea. Un legame particolare, il suo, con il mondo dei moeacanti. «La mia famiglia è una di quelle che dai tempi antichi pescava in laguna», dice Crea. Pescatore, regatante, costruttore di gondole e di barche tipiche della laguna. Ieri pomeriggio il varo della nuova «creatura», tra benedizione e applausi. Nei prossimi giorni sarà la volta di due nuove gondole da traghetto costruite per l’associazione gondolieri, per ripristinare il traghetto della Dogana. Un incentivo alla produzione di barche in legno e alla sopravvivenza dei cantieri tradizionali. In quello di Crea alla Giudecca, all’interno del Consorzio della cantieristica minore, lavorano anche giovani apprendisti. Che stanno imparando dal maestro l’arte di far gondole. Una scienza antica di cui sono rimasti oggi in attività pochissimi interpreti: Roberto Tramontin, Dino Tagliapietra, Roberto Dei Rossi, il giovane Matteo Tamassia.

Alberto Vitucci

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