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Moto ondoso senza tregua emergenza a San Marco

Moltiplicate le corse per la Biennale: lancioni a grande velocità, vaporetti pieni E il sistema di vigilanza con telecamere e controlli fissi stenta a decollare

C’è la Biennale, liberi tutti. Invasione di motoscafi ad alta velocità oltre a quella degli invitati per la vernice della Mostra internazionale d’Arte. Controlli, vicini allo zero. Ieri mattina il Bacino San Marco era un mare in tempesta. Qualche problema anche per l’attracco dei vaporetti di linea, viste le onde incrociate sollevate da migliaia di mezzi da trasporto. Gran Turismo e barconi in Riva Schiavoni, provenienti da Chioggia, Tronchetto, Punta Sabbioni. Barche rosse del Venice sightseeing, gialle di Alilaguna, vaporetti Actv strapieno. Ma soprattutto barconi privati. E taxi e motoscafi da noleggio in attesa dei clienti al largo. Velocità superiori ai limiti, che quasi nessuno ieri rispettava. Pericolo alto per le barche a remi e le barchette. Onde alte, che schiaffeggiavano senza pietà il monumento alla Partigiana davanti all’ingresso dei Giardini, restaurato da qualche anno e già dimenticato, tra le onde e le alghe sul basamento. Problemi anche per le rive di San Marco . Moto ondoso che sembra ormai essere diventato una cosa «normale». A farne le spese sono anche i lavoratori dei motoscafi che rispettano i limiti, superati e danneggiati dai colleghi incivili. Che viaggiano «planando» con i loro motoscafi a una velocità che sfiora a volte i 40 chilometri l’ora. Ieri era così in Bacino, ma anche in canale delle Navi e vicino a Murano. Traffico intenso nei rii interni che portano a San marco, rio di Noale e rio della Pietà, velocità da rodeo in canale di Tessera, da e per l’aeroporto.

Arrivano gli ospiti e le star, si deve correre. Nessuno prova a pensare che Venezia è «città lenta» e che forse questa sua caratteristica potrebbe essere apprezzata dagli ospiti anche negli spostamenti.

Tutti corrono, e i sistemi di controllo dall’alto non decollano. Eppure tra le emergenze segnalate dall’Unesco nel suo rapporto del 2016 c’è anche il moto ondoso. Che consuma rive e palazzi, mette a repentaglio in alcune aree la navigazione e l’incolumità dei passeggeri. Provvedimenti li chiedono adesso gli stessi operatori, riuniti nel Comitato sicurezza, e anche i rappresentanti di categoria. «Sarebbe semplicissimo», dicono gli esperti, «è sufficiente un Gps che segnala la velocità». Si era tentato di farlo qualche anno fa, ma le cooperative taxi avevano presentato ricorso al Tar. Con il Gps si viola la privacy dei clienti. Ricorsi anche contro il sistema Argos, la centrale dei vigili con le telecamere che funziona a fasi alterne.

Restano i controlli sul campo, con il telelaser. Pattuglie dei vigili e della Capitaneria si vedono negli ultimi

giorni. Ma gli operatori si avvisano via radio, e nella rete incappano solo qualche sprovveduto diportista. «Facciamo prevenzione», dicono i vigili. Ma è troppo poco. Ieri il Bacino sembrava un mare in tempesta. La città cede sotto i colpi delle onde selvagge.

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