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Comuni italiani in dissesto Ca’ Foscari cura la banca dati

VENEZIA. Veneto e Sardegna sono le regioni che hanno avuto meno casi di dissesto in Italia, da quando nel 1989 è stato varato un decreto legge che «consentiva all’ente dissestato di contrarre con la...

VENEZIA. Veneto e Sardegna sono le regioni che hanno avuto meno casi di dissesto in Italia, da quando nel 1989 è stato varato un decreto legge che «consentiva all’ente dissestato di contrarre con la Cassa depositi e prestiti un mutuo per il finanziamento dell'indebitamento pregresso il cui onere era a totale carico dello Stato stesso». Entrambe le regioni hanno infatti avuto solo tre casi di dissesto sui 570 comuni che vi hanno fato ricorso negli anni.

In Veneto è stato segnalato l’allarme per una situazione di dissesto a Chioggia nel 1989, a Salzano nel 1991 e a Spinea nel 1996. Di tutto questo si è parlato ieri al Campus di San Giobbe, in occasione del convegno “Le criticità finanziarie dei comuni, norme, indicatori e prassi operative”, organizzata a Ca’ Foscari dall’Ateneo veneziano, con il sostegno di BancaFarmaFactoring e il patrocinio del Ministero dell’Interno e Lagautonomie.

La percentuale dei Comuni che hanno dichiarato il dissesto è altissima nel Mezzogiorno che ha avuto ben 469 casi di enti in crisi (82,3%), mentre la percentuale diminuisce al Centro con un 10,9% per calare ancora di più al Nord con un 6,8%. Il dissesto colpisce soprattutto il welfare dei cittadini che si trovano costrette a stringere i denti e a pagare le aliquote più alte. In genere il tempo in cui si è calcolato che un comune risana i debiti è di cinque anni, ma ci sono casi che ci hanno impiegato ben 25 anni. In questi casi le banche sono le prime a dover finanziare dei prestiti. Per evitare di arrivare a questo punto c’è dal 2012 la possibilità di chiedere un riequilibrio finanziario, di cui già 263 Comuni ne hanno fatto richiesta.

La novità è che sarà proprio il Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari a realizzare la prima banca dati sulle crisi dei comuni italiani, digitalizzando tutte le carte che potranno servire al Ministero dell’Interno per fare un'analisi dei casi e avere una mappa dei problemi che si possono verificare. (v.m.)