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Tre Università per ridisegnare le aree dimenticate

Un team di studenti e docenti dello IuaV, di Carinzia e Slovenia rilancerà fabbriche, edifici e zone abbandonate

PORTOGRUARO. Un padiglione mobile composto da studenti universitari che muovendosi sul territorio, a stretto contatto con la gente, punta a rigenerare gli spazi di vuoto urbano. Siano essi in disuso o abbandonati. È questa la mission dell’innovativo progetto internazionale “We need space”, che in inglese significa “Abbiamo bisogno di spazio”, ideato dall’associazione Fablab Portogruaro e supportato da tre Università di architettura e urbanistica: IuaV di Venezia, Università della Carinzia e Università di Lubiana.

L’iniziativa punta a concentrarsi sull’intero mandamento portogruarese e ha l’obiettivo di rilanciare, per esempio, piazze, oratori, campi da calcio, fabbriche abbandonate o in disuso.

«Lo faremo prima di tutto andando a realizzare una sorta di container mobile», spiega Daniele Daneluzzi, tra i promotori del progetto, «che assumerà la funzione di un piccolo laboratorio dove opereranno nove studenti delle tre Università coinvolte, assieme ai loro docenti. Di volta in volta ci muoveremo nelle varie zone, andando a valutare le istanze del territorio e progettando per ogni posto una soluzione che valorizzi l’area in questione, ridisegnandone le funzioni urbane». Il piano di lavoro verrà presentato ufficialmente domenica alla Plus Portogruaro, in zona Summaga, alle 15.

Oltre al team multidisciplinare universitario il progetto vanta un ampio partenariato costituito da enti pubblici quali i Comuni di Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Latisana, San Michele al Tagliamento e San Stino di Livenza, senza dimenticare la Confartigianato Veneto Orientale e alcune associazioni locali come Enzima, Movimento Decrescita Felice, Porto dei Benandanti e Pratichiamo il Futuro.

Il primo step sarà quello di progettare il padiglione mobile e il termine per la fine di questo iniziale lavoro è fissato per il prossimo 12 maggio. Poi sarà la volta di veder realizzato concretamente il container, che quindi comincerà a spostarsi sul territorio, nelle aree abbandonate o sottoutilizzate, innescando meccanismi di crescita culturale e sociale per tutta la comunità. E per questo secondo passo ci vorrà almeno un anno. Ma intanto il percorso è stato tracciato ed è pronto a muoversi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

«L’idea da cui è partito questo progetto», spiega ancora Daneluzzi, «nasce dalla volontà di innovare l’arredo urbano ma

soprattutto stimolare e dare importanza all’innovazione e alla ricerca, grazie alla presenza delle Università coinvolte. Sarà una sfida importante che avrà la valenza simbolica di costruire assieme realtà urbane sostenibili e partecipate».

Alessio Conforti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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