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Mose: perfino i gabbiani scrostano la vernice

Gravi danni provocati da becco e guano. Ragli d’asino e colpi di cannone (a salve) per farli fuggire

VENEZIA. Prima il raglio dell’asino diffuso con gli altoparlanti. Poi il cane che ringhia. Infine, un colpo di cannone sparato (a salve) quando l’assalto dei volatili diventa preoccupante. C’è anche questo nel progetto Mose. E chi passava nei giorni scorsi da Malamocco è rimasto colpito - in senso figurato - da quei colpi sparati nel cantiere di Santa Maria del Mare. Un sistema a quanto pare efficace per allontanare centinaia di gabbiani dalle paratoie. Sono una trentina quelle parcheggiate nel cantiere, in attesa di essere calate nei prossimi mesi nei fondali delle bocche di porto di Malamocco e Chioggia.

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 Succede che i gabbiani, diventati sempre più voraci e invadenti, con incursioni anche nelle aree interne della città, hanno trovato casa proprio sulle paratoie. Il loro guano, sparso in grandi quantità, danneggia le vernici dei pezzi di Mose e corrode a lungo andare anche i metalli. Opera completata con il becco, con cui i rapaci provano a scrostare le vernici. Le paratoie sono coperte da teli messi dai costruttori del cantiere croato Brodosplit. Ma restano comodi varchi, aperti per sistemarci le cerniere. E i pennuti sguazzano. 
 
Un problema che all’inizio faceva sorridere i responsabili del cantiere. Ma che adesso preoccupa. L’unico modo per risolverlo è quello di tenere lontani gli affamati e gabbiani. Come? All’inizio si è provato con la registrazione del verso dell’asino. «I volatili ne sono impauriti», il consiglio dell’etologo. Ma non funzionava.
 
 Allora si è passati al cane che ringhia. Niente. Unico modo che si è rivelato efficace, il colpo di cannone. Gli uccelli si sollevano tutti insieme e se ne vanno lontani. Problemi “ambientali” che si sommano a quelli tecnici della grande opera. Già segnalati qualche mese fa quando sott’acqua, nelle paratoie di Treporti, erano state viste incrostazioni particolari. Denti di cane e peoci, le cozze che trovano sulle pareti delle dighe un nuovo e comodo habitat. Il campionario continua con la presenza di masanete, i granchi commestibili che si sono introdotti in grande quantità all’interno del cassone passando per i varchi destinati a ospitare l’elemento femmina delle cerniere.
Venezia: "El Mose no me piase". Lo scandalo diventa una canzone in dialetto Lo scandalo diventa una canzone dal ritmo latino americano: Stefano Olivato con la sua Orchestra Popolare di Venezia ha chiamato a raccolta tutti i più noti artisti di Venezia per cantare "Il Mose no me piase": musica allegra e tanta ironia ma anche la denuncia nei confronti di un'opera pubblica mastodontica, finita nel clamoroso scandalo di tangenti. Davide Ragazzoni, Eddy De Fanti, Stefano Scutari, Salvatore Esposito, Angela Milanese, Sir Oliver Skardy, Marco Privato, Monica Zuccon e lo stesso Olivato ne accompagnano l'uscita con un video girato a Venezia. La canzone è nel nuovo disco dell'Orchestra, "Tochi de pan".
 E infine con il gran numero di pesci sotto le nuove dighe in sassi costruite e rinforzate per il Mose. I pescatori se ne sono accorti: «Di fronte a tanti danni ambientali come la trasformazione dei fondali e le correnti», dicono, «almeno un vantaggio». 
 
 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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