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Brugnaro a Gentiloni: dateci i nostri soldi

Terza lettera al governo per rivendicare 17 milioni di Legge speciale mai arrivati e la convocazione del Comitatone

E fanno tre. Nei giorni scorsi, il sindaco Brugnaro ha scritto la sua terza lettera al presidente del Consiglio - prima a Matteo Renzi, ora a Paolo Gentiloni - per ricordare che Venezia avanza 17 milioni di Legge speciale stanziati dallo Stato nel 2016 e 2017, ma mai arrivati, e per richiedere per l’ennesima volta la convocazione del Comitatone e del Cipe, senza i quali non solo i soldi di Legge speciale, ma anche quelli per le bonifiche del Patto per Venezia, non possono essere spesi.

Lo ha comunicato, ieri, l’assessore Michele Zuin, intervenendo alla commissione Bilancio, nel corso della quale i revisori hanno presentato la loro relazione sul rendiconto 2016 - che il Comune ha chiuso con uno scoperto di 9 milioni - oggi in approvazione in Consiglio comunale. Per i revisori, i conti di Ca’ Farsetti sono migliorati, ma presentano ancora alcune forti criticità, a partire dalla mancanza di liquidi in cassa e dalla necessità di monitorare spese ed entrate delle aziende, come chiede anche la Corte dei conti.

Liquidi all’osso e banche. Soldi ce ne sono - incassi da Tari, ticket per le Ztl, biglietti dei trasporti pubblici, parcheggi, contributi regionali - ma nel passaggio tra chi riscuote e Ca’ Farsetti, i milioni arrivano al Comune in ritardo, quel tanto da costringerla a ricorrere sempre più ad anticipi bancari, con tassi all’1%, tanto che nel 2016 gli interessi da pagare sono saliti da 800 mila euro ai 1,4 milioni. I revisori parlano di «permanente difficile questione della liquidità». L’assessore Zuin e il dirigente del Commercio hanno ricordato gli interventi adottati nel corso dell’anno, come quello di portare dai tre attuali a un solo mese, i termini per le aziende per riversare gli incassi e un monitoraggio serrato della liquidità anche delle società controllate. Richieste avanzate anche dalla Corte dei Conti, che vuole relazioni trimestrali.

Luci e ombre. Il Collegio dei revisore plaude al fatto che per la prima volta, dopo i valori negativi del 2014 e del 2015, il saldo tra “accertamenti e impegni” sia ora positivo per 20 milioni di euro. Sempre per la prima volta, il Comune non ha utilizzato per pareggi di bilancio le entrate dei contributi per i permessi a costruire, destinate invece ad investimenti (quasi 10 milioni di euro tra il 2014 e il 2015). E, ancora, Ca’ Farsetti ha rispettato gli obiettivi di finanza pubblica; il risultato di gestione è passato da -1,9 milioni a + 8,5 milioni; l’equilibrio di parte corrente è in netto miglioramento. A rovinare i conti c’è, però - evidenziano i revisori - «il peggioramento della gestione finanziaria»: per l’enorme debito pregresso del Comune per mutui, seppure ridotto l’anno scorso da 257 a 199 milioni di euro; e la ricordata «difficile situazione di liquidità», che vedeva in cassa a fine anno solo 670 mila euro, rispetto ai 23 milioni del 2016.

Punto nero: il Casinò. «Chiede sempre liquidità, succhia danaro liquido», è l’osservazione dei revisori e il Comune non riesce a riscuotere i crediti che vanta verso la casa da gioco. Ne è un riflesso il pesante “fondo crediti di dubbia esigibilità”, che il Comune è costretto ad accantonare, pari a 28 milioni di proventi del Casinò mai arrivati, 6 milioni relativi ad altri rapporti con la casa da gioco, ai quali si aggiungono i 19 milioni bloccati in attesa della soluzione della contenzioso giudiziario con l’imprenditore Lino Cazzavillan per l’acquisto dell’ex Pilsen.

L’assessore. «Il miglioramento dei conti si vede, il riflesso sulla cassa ancora difficile», commenta l’assessore Zuin, «la strada è intrapresa e ne

verremo fuori, monitorando attentamente tutte le partecipate. Certo, per poter investire in opere, sarebbe molto utile che lo Stato ci desse i soldi di Legge speciale che ha stanziato e che aspettiamo da due anni, convocando il Comitatone».

Roberta De Rossi

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