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Grandi navi, pronto ricorso al Tar contro l’esame della Via

Porto, Comune e Vtp ci stanno pensando dopo l’annuncio del ministro Galletti. Boato: «Subito il confronto pubblico»

Progetto Vittorio Emanuele al Tar. È un’ipotesi concreta, dopo le affermazioni del ministro per l’Ambiente Luca Galletti che l’altro giorno a Mestre ha ribadito: «Quel progetto ha bisogno della Valutazione di impatto ambientale. È un’area delicata dal punto di vista ambientale. Se c’è un progetto lo devono presentare al nostro ministero». Una mezza doccia fredda sulle ambizioni di Comune e Porto, che avevano dato per “pronta” la soluzione di far passare le grandi navi da crociera per il vecchio canale che portava le petroliere da San Marco a Marghera.

«È ordinaria manutenzione», aveva detto il presidente dell’Autorità portuale Pino Musolino. Dunque, niente Via e tempi rapidi. Ma il ministro, che pure non vede con sfavore l’ipotesi Marghera, ha sottolineato la necessità di sottoporre il progetto alla Via.

Due opinioni in contrasto. Anche il Comune preme per questa soluzione. «L’avevo proposta quando ero presidente di Confindustria», ricorda il sindaco Luigi Brugnaro, che ha abbandonato il più oneroso – e ambientalmente pesante – scavo del canale Tresse Nuovo. Niente nuovi canali, è sufficiente approfondire l’esistente Vittorio Emanuele. Si dovrebbe passare dagli attuali 6-7 metri ad almeno 9, con l’estrazione di milioni di metri cubi di fanghi, peraltro inquinati perché nell’area industriale di Marghera. Si dovrebbe poi realizzare un bacino di evoluzione al termine dell’attuale canale dei Petroli.

«Abbiamo siti dove mettere i fanghi inquinati già pronti», dicono al Porto. La soluzione Vittorio Emanuele trova d’accordo anche Vtp, la compagnia delle crociere che adesso è in mano ai grandi armatori ma ha mantenuto alla presidenza l’avvocato veneziano Sandro Trevisanato, che la guida da 14 anni e ne ha visto crescere obiettivi e fatturato. Le grandi compagnie vogliono certezze, e le certezze ancora non ci sono. Sul nuovo terminal c’è ancora l’incognita dei tempi lunghi per la soluzione Vittorio Emanuele. Con le navi che entrerebbero in laguna da Malamocco, per arrivare all’attuale Marittima dopo aver percorso il canale che un tempo era quello delle petroliere. Finché non arrivano le alternative, il decreto Clini Passera, che ha compiuto già cinque anni, non viene applicato. E tutto resta come oggi. A parte la diminuzione volontaria delle compagnie che limitano le navi a 96 mila tonnellate. Piccole per modo di dire, ma di stazza inferiore ai giganti che solcavano il bacino fino a due anni fa.

La soluzione Marghera vede però contrari gli ambientalisti. «Così le navi restano dentro la laguna, e per arrivare alla Marittima percorrono 23 chilometri, con il loro carico inquinate di fumi e onde elettromagnetiche, portando via sedimenti», denuncia il comitato Ambiente Venezia. Stefano

Boato, docente Iuav ed esperto del ministero dell’Ambiente, invita ad avviare la procedura del confronto pubblico annunciata dal Capo della Struttura tecnica di missione Ennio Cascetta. «Sarebbe un egnale di nuova politica e attenzione ai cittadini», dice Boato.

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