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Stop al passaggio di deleghe alla Città Metropolitana

Il Provveditorato (ex Magistrato alle Acque) Linetti: «Questa istituzione deve mantenere un ruolo di gestione della salvaguardia». Spazi acquei all’ex Provincia

Il passaggio dei poteri da Magistrato alle Acque a Città Metropolitana non si farà. Almeno per ora. Segni evidenti dello stallo, la mancanza del decreto della Presidenza del Consiglio che dia attuazione a quanto annunciato l’anno scorso. «Personalmente credo che il ruolo di questa storica istituzione non possa essere cancellato», conferma Roberto Linetti, presidente dell’ex Magistrato - ribattezzato Provveditorato alle Opere pubbliche dopo lo scandalo Mose. «Non significa che non si debba collaborare con il Comune e la Città metropolitana», dice, «ma a tutt’oggi il decreto del governo non c’è». Il passaggio di dipendenti e poteri per ora salta. Un atto traumatico, il secondo dopo il cambio di nome, che forse non avrebbe fatto bene alla città. «Anche il sindaco mi è sembrato disposto a parlarne», continua il Provveditore, «credo che noi potremmo passare subito ad esempio la gestione degli spazi acquei, che significa anche riscossione di canoni. La vigilanza in laguna e contro il moto ondoso la facciamo già, e ci fa piacere che la magistratura si rivolga a noi quando ha bisogno di perizie e pareri». La gestione della salvaguardia è altra cosa. «Io credo che il Mose debba rimanere sotto il controllo pubblico», continua, «lo Stato, la Regione, il Comune. I singoli lavori verranno messi a gara tra le imprese». Rispunta anche l’ipotesi dell’Agenzia, già lanciata alla fine degli anni Ottanta. «Magari possiamo chiamarla gestione pubblica», dice Linetti, «ma a qualcosa del genere bisogna pensare».

Con l’arrivo di Linetti il ruolo del Provveditorato (ex Magistrato alle Acque) sembra avere aumentato di peso. Linetti ha dovuto fronteggiare al suo arrivo l’emergenza cerniere, con la relazione choc del perito metallurgico che lanciava l’allarme sulla loro tenuta. E anche il contenzioso con le imprese del Mose.

Primo atto ufficiale è stata la firma di un nuovo atto integrativo alla Convenzione tra Stato e Consorzio Venezia Nuova sui tempi di consegna dell’opera Mose. Che slitta ancora. Di altri tre anni e mezzo per la consegna definitiva dei lavori, che avverrà il «31 dicembre 2021», dopo i collaudi e la realizzazione degli impianti definitivi. «Ma per fare i progetti definitivi», spiega il presidente, «bisogna aspettare che le paratoie siano in funzione».

Le prime movimentazioni sono previste entro il 31 dicembre del prossimo anno, sei mesi dopo la data annunciata dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Poi comincerà la complessa fase di test e collaudi, fino al termine

ultimo del 2021. Ritardo che per le imprese significa «costi aggiuntivi». 366 milioni di euro la richiesta fatta al Consorzio Venezia Nuova dei commissari. Luigi Magistro, uno di loro, ha annunciato nei giorni scorsi le sue dimissioni per «ragioni personali».

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