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Lavori finiti nel 2021, caccia ai fondi

Firmato l’atto fra Consorzio e Provveditorato con il nuovo cronoprogramma. Tre anni di tempo per impianti e collaudi

VENEZIA. Tre anni e mezzo di ritardo. La consegna delle opere del Mose è stata fissata per il 31 dicembre 2021, giorno da cui partirà la loro gestione. Il termine di realizzazione degli «impianti definitivi» è invece fissato al 30 giugno 2020. E potrebbe non essere ancora la data definitiva. Nel bilancio 2016 del Consorzio Venezia Nuova commissariato, infatti, il termine ultimo dei lavori della grande opera viene subordinato alla «condizione che venga stanziata l’ultima tranche dei fondi previsti per la realizzazione del Sistema Mose, pari a euro 221 milioni». Poco conta infatti che il «Termine opere alle bocche» sia fissato al 31 dicembre 2018. Senza impianti e senza collaudi l’opera non potrà essere consegnata. Resterà dunque in carico al Consorzio e alle imprese che lo hanno realizzato. Spostando più avanti il nodo della gestione e della manutenzione. Almeno 80 milioni di euro che dovranno essere garantiti annualmente dallo Stato. E affidati al soggetto che vincerà la gara.

Il nuovo cronoprogramma è contenuto nell’atto firmato ieri mattina a palazzo Dieci Savi tra il Provveditorato alle Opere pubbliche del Triveneto (ex Magistrato alle Acque) e il Consorzio. Una decisione che arriva nelle stesse ore in cui si è dimesso il commissario Luigi Magistro, ex colonnello della Finanza inviato dal presidente Anac Cantone a gestire il Consorzio del dopo-scandali. Difficile stabilire un legame tra i due eventi, se non quello temporale. Certo è che più volte negli ultimi tempi Magistro aveva espresso la sua amarezza nel vedere procedere con sempre maggiori difficoltà l’operato di moralizzazione dei commissari. Adesso la firma della nuova convenzione impegna lo Stato «verificare le somme accantonate» e a «individuare risorse disponibili da destinare alla copertura degli oneri finanziari anticipati dal Consorzio per pagare i lavori».

Il Mose ha subìto un brusco stop dopo gli arresti del giugno 2014. Attività di controllo e di verifiche e stop dei finanziamenti che fino all’anno prima arrivavano copiosi e senza problemi. C’è adesso da decidere chi si assumerà l’onere dell’avviamento e della gestione e con quali mezzi. Anche questa una parte dell’accordo, che prevede anche di programmare il «collaudo degli impianti e della funzionalità complessiva del sistema Mose».

Criticità non ancora risolte. In passato i collaudi venivano affidati con cifre consistenti a dirigenti del ministero delle infrastrutture e del Magistrato alle Acque. Ma non sempre avevano esiti soddisfacenti. Molte le opere costruite e collaudate che poi hanno rivelato problemi.

Li elencano i tecnici dello stesso Consorzio, nel paragrafo in cui si parla dei fondi da accantonare (circa 2 milioni di euro) per il pagamento delle opere poi risultate «non a regola d’arte». Come la lunata del Lido, crollata alla prima mareggiata pochi giorni dopo il collaudo; la porta della conca di Malamocco, il cassone «scoppiato» in fondo alla laguna, a Chioggia, il funzionamento delle cerniere e delle paratoie, le tubazioni. «Il collaudo certo non potrà essere fatto in condizioni di mare calmo e giornata limpida», avverte Armando Danella, per 20 anni dirigente dell’Ufficio Legge Speciale del Comune, oggi esponente del comitato No Mose, «bisognerà collaudare le paratoie nelle situazioni critiche quando secondo gli studi della società Principia, chiamata dal Comune di Venezia nel 2006, le paratoie potrebbero non funzionare».

Una serie di criticità anche tecniche, ora in mano ai nuovi conducenti del Mose. I due commissari rimasti dopo le dimissioni di Magistro (Fiengo e Ossola) e il presidente del Provevditorato

Roberto Linetti. Spetta a loro, a meno che il governo non ripeschi il mai archiviato progetto di Agenzia per Venezia portare a termine i lavori. Che nel primo progetto dovevano concludersi nel 2011. Adesso, se tutto andrà bene, 10 anni dopo, nel 2021.

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