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Italia Nostra: il cantiere di Malamocco va demolito

La presidente della sezione veneziana annuncia ricorsi: «Era stato approvato perché provvisorio, serve il ripristino». Protesta il comitato NoGrandiNavi

VENEZIA. La piastra in cemento di Santa Maria del Mare resterà al suo posto. E potrebbe servire, come adesso indicano Comune, Autorità portuale e Magistrato alle Acque, per uso portuale. Soldi risparmiati per lo smantellamento e nuove aree da destinare alla portualità. Ma c’è un particolare: che il grande cantiere di Santa Maria del Mare, realizzato dal Consorzio Venezia Nuova per costruire i cassoni in calcestruzzo del Mose, è «provvisorio». Con questa clausola lo aveva autorizzato anche la commissione di Salvaguardia, chiedendo il «successivo ripristino del luogo».

Un’area tutelata, per cui la Commissione europea aveva aperto una procedura di infrazione. Rassicuranti i commenti di Giovanni Mazzacurati e dei presidenti del Magistrato alle Acque, dello stesso Galan e dei tecnici del Corila. «Sono opere provvisorie, tutto verrà ripristinato com’era», prometteva nell’aprile del 2007 il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, poi arrestato e diventato il supertestimone del processo Mose.

Ora la possibilità che l’enorme piastra in cemento - che sorge dov’era fino a pochi anni fa la spiaggia di Santa Maria del Mare - possa rimanere lì per sempre è concreta. Italia Nostra annuncia esposti contro quella che appare una decisione “illegittima” e lesiva della tutela di un luogo soggetto a vincoli nazionali ed europei. «Siamo pronti a ricorrere in tutte le sedi», annuncia la presidente della sezione veneziana Lidia Fersuoch. E si rivolge al governo.

«Una scelta del genere, cioè di lasciare per sempre lì il monumento all’errore del Mose che ha deturpato una parte di laguna splendida», dice, «sarebbe come dire al mondo che il governo non è interessato alla salvaguardia della laguna. La conseguenza sarebbe la cancellazione dell’Italia dai siti Patrimonio del’Umanità».

Si anima anche il fronte contrario ai progetti per le grandi navi in laguna. «Il ministero per l’Ambiente ha chiarito che ogni progetto dovrà passare alla Valutazione di impatto ambientale, commissione tecnica indipendente che dovrà dare il suo giudizio preventivo sulle proposte», scrive in una nota il Comitato NoGrandiNavi-Laguna Bene comune insieme all’associazione Ambiente Venezia, «far credere che la soluzione sia pronta quando per il Vittorio Emanuele le navi devono percorrere 25 chilometri dentro la laguna è una presa in giro. Le navi devono stare fuori della laguna. E continuare a fare nuove proposte, adesso

anche quella di una nuova Rotterdam alle scogliere della bocca di Malamocco, fa solo perdere tempo. E lascia la situazione com’è ora: cioè le navi che passano davanti a San Marco e in canale della Giudecca. Altro che tutela della laguna».

Alberto Vitucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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