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Tentato stupro a Bagnoli, indagini anche a Conetta

È caccia all’aggressore della donna nei centri profughi della zona. Oltre duemila i sospettati

BAGNOLI. Ottocento. Più millequattrocento. Più un’altra dozzina o due, per un totale di oltre duemila. Quanti sono i sospettati per il tentato stupro di venerdì sera ai danni di una quarantenne, aggredita e malmenata sulla pista ciclabile che collega San Siro al centro del paese? Nessuno può dirlo con precisione. Perché l’identikit della vittima è un disegno povero di dettagli. Era un ragazzo dalla pelle nera, alto più o meno come la vittima - siamo sull’uno e ottanta - e vestito in un certo modo che la donna ha descritto agli inquirenti.

Ma di ragazzi africani a Bagnoli - fra il centro di accoglienza e le case - e a Cona, dove c’è l’altro hub, poco distante, ce ne sono tantissimi. Servirebbero altri indizi e invece si sa poco di più. Ecco perché comunque prevale un senso di insicurezza. Erano le otto di sera, venerdì, quando l’aggressore è saltato addosso alla donna - una quarantenne residente in paese - che si allenava sulla pista ciclabile. L’ha spinta giù verso un campo e le ha messo le mani addosso, reagendo violentemente al suo tentativo di divincolarsi. Voleva violentarla, la donna se n’è convinta presto. Anche per certi brandelli di frasi in inglese che il ragazzo ha pronunciato durante quegli attimi concitati. Ma la tentata violenza si è risolta quando la donna è sfuggita alla presa e l’uomo ha capito che il suo proposito stava fallendo. Lei è scappata verso la strada, dove ha poi trovato un passaggio da una automobilista. Lui si è dileguato dalla parte opposta, abbandonando la bici e un cappellino.

Da quello che è rimasto sul luogo della violenza sono partite le indagini ieri. Bici e cappello sono stati sottoposti ad analisi, si cerca dna che potrebbe risultare prezioso, quantomeno come prova finale. Ma le indagini, affidate ai carabinieri del nucleo radiomobile e della stazione di Abano e a quelli del Battaglione, si sviluppano su più fronti, partendo da una certezza: la zona era ed è costantemente presidiata. Per capirsi: venerdì pomeriggio, fino alle 19, intorno alla base di Bagnoli c’erano sei pattuglie dei carabinieri e il nucleo di prevenzione crimine della polizia. È la normalità, in una zona considerata potenzialmente pericolosa. Eppure l’aggressore, che si muoveva in bicicletta, con il favore del buio ha potuto agire in solitudine, senza essere visto. C’erano però telecamere accese e puntate proprio sulla strada dove è avvenuta l’aggressione. Le immagini del pomeriggio, con luce piena, potrebbero aiutare gli inquirenti a individuare chi si è mosso su quella strada e con la bicicletta ritrovata sul luogo dell’agguato. È una possibilità su cui stanno lavorando i carabinieri. Contemporaneamente si cerca qualcuno che abbia addosso i vestiti descritti dalla vittima e che porti i segni della colluttazione. È stato graffiato, forse anche colpito al volto: gli inquirenti sono sicuri che l’uomo non possa nascondere gli ematomi. Perciò ieri è stato disposto un doppio controllo nei due centri di accoglienza - con esame degli ospiti e controllo dei registri di entrata e di uscita - sapendo

però che non si possono escludere altre ipotesi, tra queste, per esempio, il fatto che l’aggressore arrivi da altri paesi vicini o che risieda in un’abitazione della zona.

In Procura di Padova ha aperto un’inchiesta, l’ipotesi di reato è tentata violenza sessuale.

Cristiano Cadoni

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