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NELLE AREE DEL QUADRANTE

«Nuovo stadio da 25 mila persone Nasce un villaggio commerciale»

Parla Joe Tacopina: niente supermercati ma negozi e funzioni sul modello americano collegati alla struttura, chi non conosce il progetto non ne parli. E stima: due anni e mezzo per realizzarlo

MESTRE. «Le parole del sindaco rispecchiano la verità, stiamo lavorando e ne stiamo parlando da tanto tempo». Joe Tacopina, dopo un volo da New Jork, ieri pomeriggio era al campo d’allenamento del Venezia Fc dietro il Taliercio. E il presidente della società conferma che il nuovo stadio è un impegno quotidiano e un obiettivo serio. Per realizzarlo in due anni e mezzo per la stagione 2019-2020. Quella in cui si spera magari di portare la squadra allenata da Inzaghi in serie A.

Mantiene la nota riservatezza Tacopina ma ci tiene a mettere subito in chiaro alcune cose, stoppando le critiche alle parole del sindaco che ha parlato di un futuro a Tessera con un nuovo stadio ma anche con un centro commerciale. Ipotesi che ha allarmato molti.

«Chi parla senza conoscere il progetto farebbe bene a non parlare di quello che non conosce. Non ci sarà affatto un centro commerciale in stile “Nave de vero”. Il concetto sarà ben diverso: non ci saranno supermercati dove si vende frutta e verdura ma negozi, una cinquantina, e ristoranti e servizi funzionali alla struttura», sentenzia Joe Tacopina. E allora, se non è un centro commerciale oltre allo stadio previsto «con una capienza di 22, 25 mila spettatori» cosa ci sarà?. «Il food inteso come supermercato non ci sarà. Il modello è diverso, è quello di un villaggio, già sperimentato in Usa ed Europa per far restare le persone nell’area prima e dopo la partita». Il modello che ispira Tacopina sono stadi come quelli di Los Angeles, Boston e Philadepia. Con un hotel vicino allo stadio, «un museo dello sport e del calcio» e un «mix di ristoranti e negozi funzionali alla parte sportiva dove trovare prodotti fashion» e il merchandising sportivo.

Tacopina è chiaro anche su due altre questioni. Lui ad un Casinò e ad un palazzetto a Tessera non ci pensa.

«Casinò e palazzetto non dipendono certo da noi ma dal Comune. Io ho molto rispetto per le decisioni del Municipio di Venezia e del sindaco. Il processo è in corso e ogni giorno ne parliamo e lavoriamo al progetto stadio. Ma non abbiamo bisogno di continua pressione addosso. Operare a Venezia e nel Veneto», continua il presidente, «per me è una grandissima opportunità. Noi dobbiamo pensare a lavorare e parlare il meno possibile per realizzare il progetto del nuovo stadio per il Venezia Calcio. Puntiamo al miglior progetto in Italia». Un progetto che precisa il presidente «assicurerà 10 mila posti di lavoro e porterà al Comune un sacco di dollari in tasse che andremo a pagare». E sulla copertura in vetro di Murano chiarisce: «Abbiamo all’esame varie proposte. L’importante è che il nuovo stadio sia riconoscibile con la città e che la valorizzi. C’è la possibilità di inserire delle parti in vetro di Murano. Le stiamo valutando».

Le aree interessate al progetto sono i 30 ettari dell’immobiliare del Casinò ma non si esclude il ricorso ad acquisizioni anche dai privati. «Ne stiamo discutendo», precisa. E il confronto riguarda anche Marchi, patron di Save, la società di gestione dell’aeroporto. «Non ci ho parlato io personalmente ma i contatti sono in corso». E il vincolo di Enac sui terreni del Comune? Qui il chiarimento arriva da Dante Scibilia, direttore generale della squadra di calcio veneziana. «Noi pensiamo di poterlo realizzare e stiamo dialogando con Enac. Di sicuro il nuovo stadio rispetterà tutti i parametri anche ambientali», precisa.

Tacopina se ne va, poi, scherzando sul nome del nuovo impianto e sulla sintonia col sindaco: «Potremo chiamarlo Tacognaro o Brugnapina».

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