Quotidiani locali

«Vittorio Emanuele, pronte le diffide»

I comitati attaccano ministero e Porto e si rivolgono a Procura e Corte dei conti. «Il progetto Duferco è l’unico valido»

Una diffida al ministero alle Infrastrutture e al Porto perché non proseguano sul progetto di scavo del canale Vittorio Emanuele, per portare le grandi navi passeggeri in Marittima, passando per Marghera: ingiunzione spedita anche alla Procura della repubblica e alla Corte dei Conti.

È l’ultima carta giocata dai comitati No Grandi Navi, che da tempo difendono l’avamporto in bocca di porto del Lido del progetto Duferco-De Piccoli come l’unica alternativa praticabile al passaggio delle navi in bacino di San Marco.

«Diffidiamo il ministero dallo sperperare ancora danaro pubblico per progetti irrealizzabili, perché devastanti per la laguna: il Duferco è l’unico che ha ottenuto il parere positivo della commissione di valutazione ambientale», incalza Luciano Mazzolin, nel corso della conferenza stampa con la quale il comitato ha presentato le nuove iniziative legali, «contrariamente al progetto del Porto sullo scavo del Contorta, bocciato con indicazioni negative per l’impatto devastante sulla laguna che valgono per lo scavo di qualsiasi altro canale, compreso il Vittorio Emanuele, che venne realizzato nel 1925, largo 50 metri e profondo 11. È abbandonato da decenni, si è interrato e ora è profondo solo 6 metri. Per far passare le navi da crociera bisogna allargarlo a 150 metri, tagliare un pezzetto di isola dei Pili per permettere la curva in testa del ponte della Libertà, scavare lungo tutti i 25 chilometri da Malamocco alla Marittima dai 5 ai 7 milioni di metri cubi di fango, 1,6 dei quali altamente inquinati».

«È la brutta fotocopia del Contorta e ha quasi completamente lo stesso percorso delle Nuove Tresse, mai presentato in Via: milioni di metri cubi di fango da scavare. Chi dice il contrario, dice balle», insiste Mazzolin, «è un nuovo canale a tutti gli effetti, deve necessariamente passare per la Via. Diffidiamo il ministro Delrio a proseguire su questa strada assurda». Ricordando, «che il Comune fa il doppio gioco: il sindaco Brugnaro ora dice che è per il Vittorio Emanuele, ma nel dossier presentato all’Unesco ha inserito le Tresse».

Il comitato no Grandi Navi - mercoledì - ha chiesto un appuntamento al neo presidente del Porto, Pino Musolino, che insieme al ministero delle Infrastrutture sta lavorando al progetto di escavo del Vittorio Emanuele. «Il parere favorevole della commissione Via al progetto Duferco in bocca di Porto», insiste Armando Danella, «determina la cessazione del periodo di transizione previsto dal decreto Clini Passera per individuare il percorso alternativo al passaggio in Bacino. Sono passati 5 anni e l’alternativa c’è: l’avamporto in bocca di porto. Presenteremo un esposto alla Corte dei conti anche per tutti i soldi spesi in consulenze per lo scavo del Contorta - affidate a chi si è occupato anche del Mose - continuate anche quando la Via aveva evidenziato tutte le criticità insormontabili di quel progetto, che valgono ora anche per il Vittorio Emanuele. Vogliamo risposte dal presidente del porto Musolino per vedere se c’è un cambio di rotta». Cavallino-Treporti si è opposto più volte al progetto Duferco: gli ambientalisti ricordano che il Litorale riversa 4 milioni di turisti l’anno su Venezia, con i lancioni, senza compensazione. «L’avamporto», chiosa Roberto Vianello, delegato all’Ambiente della Municipalità, «ricade sul territorio del Comune di Venezia, a 250 metri da quello del Litorale, che ha competenza su 80,

ed è stato ridotto in lunghezza, numero di banchine (da 5 a 4). Facciano pure ricorso. Far passare le navi da crociera nel canale dei Petroli avrà poi ricadute pesantissime sul traffico merci: lo stesso ex presidente Costa l’aveva scritto».

Roberta De Rossi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista