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Vittorio Emanuele, problemi e incognite

I tempi brevi auspicati per il tracciato alternativo messi in forse per i fanghi tossici e i depositi petroliferi

Corsia preferenziale per lo scavo del canale Vittorio Emanuele e tempi brevi, un’illusione. Secondo il presidente della Venezia terminal passeggeri, Sandro Trevisanato, basterà che l’Autorità Portuale bandisca una gara europea per dragare il canale dai fanghi che ne limitano la profondità e portarla a 11 metri per renderlo praticabile per le navi da crociera che non passeranno così più dalla Bocca di Lido ma da quella di Malamocco e poi dal canale dei Petroli per raggiungere appunto, attraverso il Vittorio Emanuele approfondito, il terminal crocieristico della Marittima.

Anche il sindaco Luigi Brugnaro è ormai pronto a “mollare” il progetto Tresse per il Vittorio Emanuele sostenuto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, come ha dichiarato anche al quotidiano on line Vox Veneto. «Ricordo che già quando ero presidente di Confindustria», ha dichiarato il sindaco, «avevo detto che sarebbe stato più semplice il passaggio per il Vittorio Emanuele. L’importante, per me, è che costi poco. Ma sul Vittorio Emanuele non c’è alcun problema. E questo è il primo tempo. Il secondo vedrà fermarsi le grandi navi dove c’è Fincantieri».

Tre grandi problemi. Tutto a posto, allora, in attesa della soluzione finale, probabilmente dopo il 2020, con il nuovo terminal crocieristico a Marghera lungo il Molo A del porto commerciale, lasciato libero dai terminal di Vecon e Tiv? Le cose non stanno affatto così, secondo l’urbanista Stefano Boato, componente della Commissione di salvaguardia e già assessore comunale all’Urbanistica. «Premesso che c’è una legge che obbliga a confrontare le varie soluzioni tecniche per le grandi opere», spiega, «pensare che lo scavo del Canale Vittorio Emanuele risolva rapidamente il problema del passaggio delle grandi navi è un’illusione per almeno tre questioni: lo smaltimento dei fanghi tossici, il passaggio delle navi da crociera vicino all’isola dei depositi petroliferi e la necessità di ampliare il bacino di evoluzione per consentire a queste di spostarsi».

Dove vanno i fanghi tossici? I milioni di metri cubi di fanghi depositati sul fondo del canale Vittorio Emanuele sono altamente tossici, del tipo oltre C, con mercurio e cadmio. Dovrebbero essere stoccati nell’area individuata del Vallone Moranzani, dove non sono però stati mai realizzati i nuovi impianti previsti per renderli inerti e vetrificarli. Un piccolo quantitativo di fanghi tossici scavati dal Porto sono a cielo aperto su una specie di montagnola, poi appunto ci si è fermati perché non si sapeva dove metterli. Non si potranno quindi prelevare i fanghi tossici del Vittorio Emanuele finché non si saprà dove stoccarli e renderli inerti. Con il nuovo tracciato, inoltre, le navi da crociera dovrebbero passare vicino ai depositi petroliferi di Marghera da un lato e la raffineria dall’altro, e la legge vieta espressamente la vicinanza di navi passeggeri a depositi potenzialmente pericolosi. Bisognerebbe quindi spostarli, prima di rendere percorribile il nuovo tracciato. Infine, c’è il problema del bacino di evoluzione. I 400 metri disponibili sarebbero insufficienti e bisognerebbe perciò “tagliare” un pezzetto di terra al momento dello snodo, per rendere agevoli le manovre dei giganti del mare. Anche qui, con tempi e procedure tutt’altro che rapide. Il rischio, se si andrà avanti lo stesso. è che un esposto alla magistratura o alla Corte dei Conti possa bloccare tutto.

Martini: intervento invasivo. Interviene anche il presidente della municipalità di Venezia Giovanni Andrea Martini: «Portare un canale da 6 metri di profondità a 12 o più, allargarlo, dare la possibilità che in quel canale possano passare grandi navi e navi commerciali, può considerarsi un

intervento non invasivo e senza danni per la laguna? Tutti ormai nel tempo hanno riconosciuto le pesantissime conseguenze dello scavo del canale dei Petroli per l’ecoequilibrio lagunare. Oggi si propone di scavare ancora. Come è possibile?».

Enrico Tantucci

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