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“Intelligence” anti-mafia alla Fincantieri

Firmato al Viminale il documento che istituisce una cabina di regia per monitorare e prevenire le infiltrazioni negli appalti

Stop alla criminalità organizzata nella cantieristica navale, arriva l’intelligence. Dopo le intese sottoscritte a livello locale, il ministro dell’Interno Marco Minniti e il presidente di Fincantieri, Giampaolo Massolo - affiancato dall’ad Giuseppe Bono - hanno firmato ieri a Roma un nuovo protocollo nazionale «a prova di infiltrazioni della criminalità organizzata» per Fincantieri spa, l’azienda navale controllata al 74% dallo Stato italiano, con 20 cantieri navali in tutto il mondo e, dei quali otto in Italia con quasi 8 mila dipendenti diretti (compreso il cantiere di Porto Marghera che occupa mille dipendenti diretti) e altre migliaia di lavoratori indiretti della ragnatela di piccole aziende e cooperative che lavorano nell’oscuro settore degli appalti e subappalti .

Il Protocollo quadro nazionale di Legalità sottoscritto ieri al Viminale è finalizzato alla «prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata» che recepisce le esperienze maturate nel tempo con i diversi protocolli sottoscritti dall’azienda a livello locale , rappresenta - secondo Fincantieri spa - un «fondamentale traguardo che unifica a livello nazionale le procedure per le verifiche antimafia sulle imprese operanti in appalto e subappalto presso tutte le sedi del gruppo Fincantieri». Il Protocollo istituisce una “cabina di monitoraggio” dedicata all’attuazione del Protocollo stesso che «recepisce e implementa procedure e adempimenti già posti in essere dal gruppo cantieristico, estendendole anche alle società controllate e ai fornitori esteri, migliorato il flusso di notizie per garantire la massima trasparenza al sistema delle forniture, degli appalti e dei subappalti, per verificare la sussistenza di eventuali cointeressenze da parte di soggetti direttamente o indirettamente legati alla criminalità organizzata o comune e l’applicazione a livello nazionale delle verifiche antimafia alle attività “ad alto rischio di infiltrazioni mafiose”, nonché un presidio rafforzato nell’ambito del contrasto al fenomeno del caporalato».

Il Protocollo dà il via ad un «partenariato strutturale» tra Viminale e Fincantieri da applicare «a tutte le attività sensibili come il trasporto di materiali in discarica e lo smaltimento rifiuti per conto terzi; l’estrazione, la fornitura e il trasporto di terra e materiali inerti; la guardiania nei cantieri, la fornitura di ferro lavorato; il confezionamento, la fornitura e il trasporto di calcestruzzo e bitume». Sono previsti due livelli di intervento: uno centrale, che prevede appunto la costituzione di una cabina di regia al Viminale in cui siederanno rappresentanti del Ministero e dell’azienda, e uno territoriale, tra Fincantieri e le prefetture dei comuni sede di stabilimento. «La collaborazione tra pubblico e privato», ha dichiarato il presidente di Fincantieri, «è un autentico passo in avanti nella prevenzione delle derive criminali, che minacciano sempre i settori redditizi dell’industria e dell’economia. È anche un felice esempio di sicurezza partecipata che persegue l’obiettivo condiviso e imprescindibile della legalità. In questo modo Fincantieri conferma il suo impegno per una capacità di sviluppo orientata ai principi della trasparenza, correttezza e integrità in difesa di quelle minacce tese all’intero sistema economico-produttivo

del Paese».

E a sua volta il ministro Marco Minniti ha ribadito che il Protocollo «rappresenta una collaborazione tra pubblico e privato che raggiunge un livello molto alto nella lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia».

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