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Passaggio da Mantovani a Sereco sì al piano dall’85% dei lavoratori

Cassa integrazione per quasi 100 edili fino a ottobre, poi due anni di indennità di disoccupazione Per 18 mesi precedenza in caso di assunzioni ai dipendenti che rimarranno nella “vecchia” società

Alla data di ieri circa l’85% dei 119 lavoratori di Mantovani oggi in Cigs che non passeranno automaticamente nella nuova società Sereco hanno firmato, davanti ai rappresentanti dell’azienda e dei sindacati, il verbale di conciliazione. Un accordo con il quale da un lato si impegnano a rinunciare a qualsiasi pretesa di assunzione - a non presentare ricorso, sostanzialmente - e dall’altro vedono garantito il diritto di precedenza nel caso di ulteriori assunzioni da parte della NewCo, per 18 mesi a partire dalla scadenza della Cigs, il prossimo ottobre. Il percorso che porta alla nascita della Sereco attraverso il conferimento del ramo d’azienda da parte di Mantovani (oggi, 320 dipendenti) prevede il trasferimento di 172 lavoratori, più almeno altri 22 tra quelli oggi in Cigs e che hanno sottoscritto il verbale di conciliazione. Come si ricorderà alla fine dell’anno scorso l’azienda aveva chiesto il licenziamento per 170 lavoratori che poi invece, con mediazione di sindacati e governo erano stati ammessi alla Cigs.

Il numero si è assottigliato nel corso degli ultimi mesi, arrivando a 119, poiché in molti hanno lasciato volontariamente l’azienda dopo aver trovato altre occupazioni. Tra questi, stando agli accordi sindacali, 22 saranno assorbiti dalla Sereco che nascerà quindi con un numero di 194 dipendenti (172+22). E gli altri 97 esclusi da questi conteggi e dal trasferimento? I dipendenti, per la maggior parte operai edili, rimarranno in cassa integrazione fino al 25 ottobre prossimo e poi avranno altri due anni di Naspi, la nuova disoccupazione prevista dalla recente riforma degli ammortizzatori sociali, fatta salva la precedenza, per 18 mesi, all’assunzione nel caso in cui la Sereco ne faccia di nuove.

Molti lavoratori, anche tra quelli che hanno firmato, nutrono poche speranze. «Siamo operai edili, appalti non ce ne sono e quelli che potrebbero arrivare sono all’estero», spiegano, «quindi l’azienda utilizzerà manodopera locale, che siano appalti in Africa o in Medio Oriente poco cambia». La Sereco infatti, che resta saldamente in mano alla famiglia Chiarotto e che ha come amministratore Giampaolo, figlio di Romeo, sta puntando soprattutto in quelle aree del mondo, vista la mancanza di grandi appalti in Italia. Le organizzazioni sindacali fanno però notare - la Finca Cisl con Alberto Franzo, la Fillea Cgil con Francesco Andrisani e la Fenal Uil con Adriano Brinis - che l’accordo raggiunto tra le parti attraverso il conferimento del ramo d’azienda permette di salvare 2 lavoratori su 3, e di garantire, oltre alla priorità per le eventuale assunzioni, un percorso di ammortizzatori sociali per coloro che restano nella “vecchia” Mantovani. La presentazione delle newco, con il passaggio dei lavoratori, è atteso per marzo. Ma se la Sereco si occuperà di opere e cantieri, quale sarà il ruolo di Mantovani? La società, protagonista dello scandalo del Mose all’epoca in cui era amministrata da Piergiorgio Baita, dovrà gestire, ad esempio, le quote detenute nelle società concessionarie, a partire da quelle detenute nel Consorzio Venezia Nuova (Cvn), che per il momento non sembra intenzionata a mollare. Rientrano invece nel piano di dimissioni le vendite

delle quote detenute, ad esempio, nelle società di concessioni degli ospedali. Dopo la vendita delle quote della società dell’ospedale vicentino di Santorso, ora tocca al 26% di Veneta Sanitaria, che gestisce i servizi non sanitari dell’ospedale di Mestre.

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