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Gruppo di 35 persone compra una casa per aiutare le profughe

Hanno investito quote tra i 500 e i tremila euro ciascuno. Laici e cattolici insieme: «Affiancheremo le istituzioni»

MARGHERA. Un gruppo di trentacinque persone e un obiettivo: comprare un appartamento per accogliere e ospitare, almeno in questa prima fase, i richiedenti asilo, i «fratelli profughi». E’ il loro modo di trasformare «lo sgomento in decisione e la compassione in azione diretta», spiegano i membri dell’associazione, ispirati dalle parole di Papa Francesco: «Quanta indifferenza e ostilità nei confronti dei fratelli profughi!». E da quelle del presidente Sergio Mattarella: «Io, con la mia famiglia e la mia comunità, cosa posso fare?».
 
Nutrire il mondo con i ragazzi del Barbarigo Gli allievi chef e maitre dell'Istituto alberghiero "Barbarigo" di Venezia hanno organizzato una cena di beneficenza e raccolta fondi per acquistare una casa in cui ospitare le donne profughe e i loro bimbi. Un tripudio di piatti applauditissimi dai clienti. (video a cura di Ugo Dinello - foto F.Cimitan /Barbarigo) LEGGI L'ARTICOLO
 
L’appartamento dei migranti è il modo dei membri dell’associazione di praticare l’accoglienza diffusa, impegnandosi in prima persona. «Ognuno di noi», spiega Antonino Stinà, il presidente dell’associazione DiCasa, «ha messo una quota compresa tra 500 e 3000 euro come forma di prestito infruttifero all’associazione». 
 
L’impegno di chi aderisce, partecipando all’associazione, è di vincolare il prestito per almeno tre anni trascorsi i quali l’associazione, in caso di richiesta, si impegna a restituire la somma nell’arco di un anno. In pochi mesi l’associazione è riuscita a raccogliere 80 mila euro, individuando un appartamento, a Marghera.
 
 Nei prossimi giorni l’appuntamento dal notaio per il rogito e l’acquisto dell’abitazione mentre in primavera è previsto l’arrivo dei primi ospiti. L’appartamento verrà dato in comodato d’uso gratuito a una cooperativa vicina alla Caritas, tra quelle accreditate e autorizzate dalla prefettura di Venezia, e sarà la cooperativa ad occuparsi dell’accoglienza dei migranti, tra i quattro e i sei. 
 
I soci dell’associazione DiCasa sono famiglie che abitano in città e che hanno deciso che era il momento di fare qualcosa, rimboccarsi le maniche. Tra i soci anche don Nandino Capovilla, parroco alla Cita di Marghera, molto impegnato sul fronte delle persone più bisognose: «Questo progetto è il sogno di un gruppo di persone, cattoliche e non, che si sono chieste: che cosa possiamo fare per questi fratelli?». 
 
La nascita dell’associazione per l’acquisto della casa è stata la risposta. «Perché non ci si può lamentare e allo stesso tempo stare con le mani in mano», nota don Nandino. 

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L’esperienza di Marghera è anche la risposta a Cona, il maxi centro dove sono ospitati oltre mille migranti, anche per le ostilità di molti altri comuni del Veneziano che si oppongono ai trasferimenti, mettendosi di traverso alle indicazioni della prefettura.
 
 «Dicono che le cooperative fanno soldi con i migranti? Non tutte le cooperative sono uguali, ci sono realtà e persone seriamente impegnate in progetti con piccoli numeri, che rendono più facile l’integrazione», aggiunge Stinà.
 
 I volontari dell’associazione daranno ai profughi (e in particolare alle profughe e ai loro figli che, secondo la Prefettura di Venezia, sono l'attuale emergenza in quanto soggetti più deboli ancora) un tetto sotto il quale stare, ma cercheranno anche di stare loro vicino nella gestione della casa, oltre il lavoro degli operatori della cooperativa. «Li aiuteremo con la lingua, nei rapporto con il quartiere».
 
Che poi vuol dire imparare a fare la spesa, capire come funziona la raccolta differenziata, trovare la fermata giusta per andare a prendere l’autobus, conoscere il fornaio sotto casa. «Un investimento? Sì, nella giustizia, nell’accoglienza e nella solidarietà».
 ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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