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Mose, via alla posa delle paratoie La prima schiera di Malamocco

Jack-up ancora fuori uso, le muoverà una speciale “cavalletta”. Dopo le cerniere e la sabbia i buchi nei tubi dell’aria dentro i cassoni che dovranno essere riparati. Controlli sui materiali

VENEZIA. Via alla posa delle paratoie del Mose a Malamocco. Cominciano oggi – meteo permettendo – le operazioni di trasporto delle 20 paratoie costruite nel cantiere croato Brodosplit. Saranno installate sul fondo a partire da mercoledì. Sono le più grandi dell’intero sistema, 20 metri per 30, dal peso di 330 tonnellate l’una. Saranno posate con una “cavalletta”, costruita a Marghera nell’ex area Pagnan, dal momento che il famoso jack-up, la nave attrezzata da 52 milioni di euro rientrata da Ravenna dove è stata riparata, non ha mai preso il largo due anni dopo la sua consegna.

Entro la primavera dovranno essere montate le 20 paratoie della bocca di Malamocco. Che fanno seguito alle 19 già montate alla bocca di Treporti costruite dal gruppo italiano Cimolai. Seguiranno le 19 della bocca di Lido, lato San Nicolò, e le 18 di Chioggia. Un passo importante per cominciare il collaudo del sistema, che dovrà durare almeno due anni a partire dall’estate del 2018. Cronoprogramma che il ministro Delrio ha annunciato qualche mese fa. Ma le sempre più numerose difficoltà tecniche emerse negli ultimi mesi rischiano di allungare i tempi. Non soltanto le cerniere, come segnalato dalla relazione dell’esperto metallurgico del Provveditorato Gian Mario Paolucci. Ma anche la corrosione di alcune parti del sistema. E, non ultimo, il problema dei “buchi” registrati nei tubi del trasporto dell’aria a Malamocco. Con la mareggiata dello scorso anno le gallerie dei cassoni erano state allagate dall’acqua di mare. Danneggiata non soltanto la porta della conca di Malamocco ma anche molti tubi, che adesso dovranno essere sostituiti. Con qualche difficoltà. Dal momento che i tubi di Malamocco, costruiti dall’impresa Mazzi-Tecnital, a differenza di quelli di Treporti (Mantovani) sono saldati e non forgiati. Qualche difficoltà dunque per sostituirli in galleria. Altri problemi ben noti al Consorzio e al Provveditorato sono i detriti, la sabbia e i sedimenti che hanno in parte danneggiato le paratoie alla prima prova di sollevamento, qualche mese fa. E anche le incrostazioni marine, che abbisognano di grande e costosa manutenzione. Problemi su cui i commissari e il Provveditorato alle Opere pubbliche rassicurano.

«Non ci sono rischi», hanno scritto in risposta alla pubblicazione

della perizia choc firmata da Paolucci su richiesta dello stesso Provveditorato e consegnata a fine ottobre. E adesso si intensificano le riunioni tecniche, come ha scritto il presidente Roberto Linetti, per «controllare i materiali usati e le certificazioni».

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