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Venezia, corrose le cerniere del Mose. «Un problema, va risolto»

Il Provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti conferma la «gravità» del rapporto choc firmato da Paolucci. «Sostituiremo i materiali dov’è possibile»

VENEZIA. «Un problema reale. Che va risolto. I nostri esperti stanno valutando quale sia il sistema migliore». Roberto Linetti è un dirigente del ministero delle Infrastrutture nominato due mesi fa al vertice del Provveditorato alle Opere pubbliche, l’ex Magistrato alle Acque. La prima grana che si è trovato in mano è la perizia-choc del suo esperto metallurgico, il professore dell’Università di Padova Gian Mario Paolucci, che segnala il rischio di corrosione e di cedimento di parti del sistema Mose, grande opera da 5 miliardi e mezzo di euro.

Le cerniere non protette a sufficienza, il tipo di acciaio impiegato per la produzione di serie che non corrisponde a quello dei test, la necessità di una manutenzione costosissima degli impianti progettati per vivere sott’acqua cento anni. Incognite e “criticità” segnalate adesso con dovizia di particolari dagli stessi consulenti dello Stato. Una riunione tecnica si è svolta a palazzo Dieci Savi convocata da Linetti. Ieri pomeriggio un incontro con il commissario del Consorzio Venezia Nuova Luigi Magistro, per decidere insieme il da farsi. La parola d’ordine è “trasparenza”. L’eco nazionale della notizia, pubblicata in anteprima dall’Espresso e dai nostri giornali, certo non è stata molto gradita. Ma adesso tocca pensare a come rimediare alle gravi emergenze strutturali segnalate nel rapporto dall’ingegnere.

«Stiamo cercando di intervenire», dice Linetti. E spiega: «Sugli steli delle cerniere è facile: ogni volta che si fa manutenzione toglieremo quelli sbagliati e metteremo i nuovi con materiali adatti. Sulla parte maschio delle cerniere, agganciata alle paratoie, è abbastanza facile. Quando si portano via per la manutenzione gli elementi danneggiati possono essere sostituiti. Più difficile, quasi impossibile invece per l’elemento del connettore femmina».

Quest’ultimo infatti, del peso di 23 tonnellate, è cementato sul fondo nei cassoni in calcestruzzo. È una struttura “scatolare” con sei cavità isolate dall’esterno ma in comunicazione tra loro e non verniciate all’interno. «Qualora per mancanza di protezione catodica sia avvenuta una corrosione perforante di una delle lamiere laterali», scrive Paolucci nel suo rapporto, «l’acqua salmastra entrerebbe e corroderebbe le lamiere. «In casi eccezionali», si legge nel progetto, «si potranno togliere demolendo parzialmente le basi».

Pronti con le ultime paratoie del Mose Ecco l'arrivo delle gigantesche dighe mobili per il sistema di difesa di Venezia dalle acque alte eccezionali (videoservizio Agenzia Lorenzo Pòrcile) LEGGI L'ARTICOLO

I materiali. Sul tavolo del Provveditore anche la questione degli acciai e dei materiali usati dalla Fip, l’azienda di Selvazzano di proprietà del gruppo Mantovani, per la produzione in serie delle 156 cerniere del Mose. «Anche qui stiamo studiando per saperne di più», dice Linetti, «un fatto è certo: i nostri esperti ci confermano che invece dell’acciaio superduplex quello che è stato utilizzato dalle imprese è un acciaio più semplice, rivestito».

I danni. Verifiche in corso, dunque. Dopodiché, dice Linetti «valuteremo con i commissari se ci siano gli estremi per un risarcimento danni. Se davvero i lavori non sono stati fatti a regola d’arte qualcuno dovrà rimborsare lo Stato dei soldi spesi e del tempo che stiamo perdendo adesso».

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La ruggine. Criticità metallurgiche segnalate dall’esperto. Ma anche corrosione e ruggine verificata qualche mese fa nei tensionatori, sabbia e detriti sulle basi delle paratoie che costringono a manutenzioni sempre più frequenti e costose.

2018 in forse. Il traguardo del giugno 2018, più volte annunciato dal ministro Delrio, lentamente si allontana. Ci saranno da allora anche due anni di tempo per il «rodaggio» dell’opera, affidata ai costruttori, cioè le imprese Grandi Lavori Fincosit, Mantovani, Condotte, Mazzi. Dopodiché la gestione sarà messa a gara.

I comitati. «Solo grazie ai giornali si vengono a sapere di criticità e incidenti del Mose», dice Luciano Mazzolin del comitato Ambiente Venezia, «ora la perizia pubblicata del professor Paolucci che svela un sacco di nuove carenze e difetti . Si scopre anche che sono stati usati acciai differenti da quelli dei test. Noi denunciamo da anni l’inutilità del Mose, gli sprechi e gli intrecci». Manifesti come «Il Mose serve solo a chi lo fa», «il Mose è un bidone», dossier come «Mani sulla città».

Dopo anni le indagini della magistratura partite con molto ritardo ci hanno dato ragione», continua Mazzolin, «abbiamo chiesto un confronto tecnico pubblico sulle carenze del Mose. E il sequestro dei beni di chi ha progettato autorizzato quest’opera. Non ci hanno mai risposto. E sono stati denunciati coloro che protestavano.

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