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Giovane morto in Canal Grande a Venezia: «Ha rifiutato i salvagente»

I testimoni raccontano: le sue mani in acqua non si agitavano. E c’è chi ha fotografato la scena

VENEZIA. Hanno visto a pelo d’acqua solo le mani di pelle scura poi il suo corpo è stato inghiottito. C’è incredulità, sgomento, dolore e rabbia nel piazzale della stazione ferroviaria di Santa Lucia. Centinaia di persone in silenzio e con gli occhi fissi al tratto di Canal Grande davanti alla chiesa di San Simeone Piccolo assistono al recupero da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco del corpo avvolto in un sacco blu e legato ad una scaletta.

Nel frattempo sul pontile di Riva De Biasio due controllori dell’Actv rimasti bloccati e in attesa che riprenda la circolazione acquea spiegano: «Abbiamo sentito via radio un collega dare l’allarme perché ha visto un uomo cadere in acqua all’altezza della stazione».

Venezia, giovane muore in Canal Grande L'episodio domenica pomeriggio di fronte alla stazione ferroviaria: vittima un giovane africano ventenne. Chiuso tra le 16.30 e le 18 il Canale nel tratto antistante Santa Lucia, da piazzale Roma a San Marcuola, per consentire prima le ricerche e poi il recupero della salma, avvenuto sotto gli occhi di centinaia di persone che dalle rive hanno seguito l'operazione dei sub dei vigili del fuoco. (video Roberta De Rossi) L'articolo su quanto accaduto

I primi a raccontare quei momenti drammatici sono i tassisti e i portabagagli. «Un giovane si è buttato in acqua; dal vaporetto gli hanno lanciato due o tre salvagenti ma ha rifiutato l’aiuto», spiega il tassista Alessandro Scarpa. L’uomo è turbato e scuote la testa. Vicino a lui altri colleghi: «Acqua, maledetta acqua. Questa è disperazione. Non conosco la storia di questo ragazzo. Mi hanno detto che è africano. Chissà quante ne ha passate questo giovane; quanti mari e deserti ha attraversato. È venuto a morire nella più bella città del mondo».

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Nel piazzale un gruppetto di portabagagli commenta la tragedia. Alcuni di loro l’hanno vista in diretta, altri l’hanno fotografata. Tra questi Abdus Sattar, originario del Bangladesh. Parlando a fatica l’italiano e gesticolando dice: «Si è buttato dal quel pontile. All’inizio pensavo fosse scivolato ma quando ho visto che gli gettavano dei salvagenti e li rifiutava ho capito che aveva deciso di farla finita. Ho visto solo le sue mani dalla pelle scura in acqua ma non si agitavano. Erano dritte e sono scivolate giù». Si avvicina un porter. Si chiama Pier Luigi, è italiano. Anche lui ha visto quel ragazzo di colore finire nell’acqua gelida. Pier Luigi racconta: «Avevo visto quel giovane africano poco prima; era seduto in cima alla gradinata vicino all’orologio della stazione ferroviaria. Non so perché ma quel ragazzo aveva un’espressione strana. Indossava una giacca e con sé aveva uno zaino che ha lasciato sui gradini, poi la polizia è venuta a ritirarlo». Stoppa il racconto, Pier Luigi. È scosso, rivive la scena davanti ai suoi occhi. E continua: «Ha scelto di annegarsi perché quando il vaporetto si è avvicinato gli hanno lanciato i salvagenti e qualcuno gli urlava di prenderli, ma lui non l’ha fatto».

Poco più in là un altro portabagagli, arriva dall’Est Europa. Anche lui ha visto in faccia la tragedia, con il cellulare ha scattato alcune fotografie che mostra alla polizia. E una suora di Maria Bambina guardando quel corpo esanime si fa il segno della croce e recita una preghiera.

 

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