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Aggressione ai vigili padre e figlio a processo

I due uomini erano stati fermati da una pattuglia per un controllo a Mira anche loro avevano presentato denuncia sostenendo di essere stati malmenati

MIRA. La pattuglia della polizia locale di Mira ferma una Seat lungo via Nazionale. Scatta il controllo dei documenti. Il conducente, Mohsen Kadfard, iraniano di 24 anni residente a Vigodarzere, è senza patente. In auto con lui c’è anche il padre Ebrahim Kadfard, 48 anni. I fatti risalgono al 3 marzo 2015, a Mira.

Ieri padre e figlio sono finiti a processo: entrambi sono accusati di oltraggio a pubblico ufficiale in concorso, mentre il figlio anche di resistenza, lesioni personali e rifiuto di dare le generalità per quanto sarebbe successo quando i due agenti della polizia locale, che si sono già costituiti parti civili, avrebbero compiuto l’accertamento. Ai due viene contestato di aver preso a male parole i vigili, mentre al figlio di aver preso per il collo e a calci uno dei due agenti, che aveva riportato alcune lesioni, rifiutandosi poi di fornire le proprie generalità. Il processo è stato rinviato al 13 dicembre.

Ma l’avvocato dei due iraniani, Luciano Faraon del Foro di Venezia, nelle scorse settimane ha presentato una memoria difensiva con la richiesta di riapertura delle indagini sul presunto trattamento che padre e figlio hanno detto di aver subìto dagli agenti durante il controllo. Trattamento, questo, che era stato denunciato dal figlio davanti ai carabinieri lo stesso 3 marzo 2015. L’inchiesta è stata già a suo tempo archiviata non trovando riscontri di quanto denunciato dai due iraniani, senza però che padre e figlio venissero informati poiché nella denuncia non era stata specificata questa richiesta.

Nell’esposto presentato ai carabinieri, Mohsen Kadfard aveva denunciato che «l’agente mi metteva le manette stringendomele ai polsi e nel fare ciò mi stringeva tali manette talmente forte che mi usciva sangue dal polso sinistro» e poi ancora «mi colpiva con un pugno della sua mano sinistra sul mio collo». Nella denuncia si parla anche di gomitate sulla testae spintoni contro il muro. Al pronto soccorso dell’ospedale di Dolo, al giovane iraniano era stato diagnosticato un “trauma distorsivo del rachide cervicale con cefalea, abrasione ai polsi bilateralmente

da aggressione” con prognosi di 15 giorni.

Ieri l’avvocato Faraon ha chiesto di poter acquisire il fascicolo relativo alla denuncia presentata da padre e figlio. Ma il giudice ha chiarito che l’onere deve essere eventualmente a carico dello stesso difensore.

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