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Progetto Terme nel mirino dell’Antimafia

Caorle. Il presidente Rosy Bindi ha chiesto gli atti dopo la denuncia del parlamentare Andrea Causin

CAORLE. L’antimafia punta la lente di ingrandimento sul progetto Terme a Caorle. Adesso la situazione si fa sempre più seria nel silenzio dell’amministrazione comunale al governo della città che si è trovata a dover gestire queste indagini capillari sul litorale.

La presidente della commissione parlamentare Rosy Bindi ha chiesto ufficialmente ai carabinieri gli atti relativi al progetto terme di Caorle che ha già fatto cadere una giunta e adesso sta creando non pochi problemi al sindaco di nuovo eletto, Luciano Striuli. La segnalazione alla commissione antimafia era stata effettuata circa un mese fa dal parlamentare Veneto di Area Popolare, Andrea Causin. La sua attività parlamentare e la vicinanza alla commissione antimafia lo avevano convinto a non tralasciare quanto accaduto a Caorle e le recenti inchieste. L’onorevole Causin aveva scritto una lettera alla commissione speciale una volta che si era consultato con l’onorevole Rosanna Scopelliti, sempre del gruppo di Area Popolare, figlia del magistrato Antonio Scopelliti ucciso dalla ’ndragheta nel 1991, e lei stessa componente della commissione presieduta dalla Bindi. Causin aveva letto le notizie relative alle infiltrazioni criminali e le inchieste sul villaggio termale a Caorle e così aveva dato comunicazione ufficiale alla presidente della commissione. In Consiglio comunale a Caorle è stata presentata anche l’interrogazioni della leghista Rosanna Conte sull’esistenza o meno di una lettera inviata al Comune da Claudio Casella, titolare della società che dovrebbe realizzare il progetto. Interrogazione che ha creato più di qualche imbarazzo in giunta. Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata a Caorle e in Veneto la deputata dei 5 Stelle, Arianna Spessotto, ha presentato a sua volta un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno, sempre con riferimento preciso alle terme di Caorle. Per la lista “Liberi e Trasparenti”, il consigliere Marco Favaro è soddisfatto: «È un bene che la commissione antimafia della presidente Bindi, con i suoi poteri ispettivi, faccia piena luce sulle vicende torbide di Caorle in questi ultimi anni. Adesso siamo giunti al momento della verità dopo tante denunce e battaglie». Cauta la leghista Rosanna Conte: «Spiace che Caorle assurga a livello nazionale per vicende, vere o presunte che siano, che

di certo non merita». La Commissione antimafia ha poteri ispettivi, come aveva ricordato Causin, al pari di un magistrato e pertanto potrà richiedere atti amministrativi al Comune e anche alle forze di polizia che hanno indagato finora sulle vicende del progetto delle Terme. (g.ca.)

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