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Morcone: «Conetta e Bagnoli verranno ridotte»

Ridimensionamento annunciato dal super prefetto. Ma i sindaci dovranno accettare l’accoglienza diffusa

VENEZIA. «Conetta e Bagnoli vanno assolutamente e fortemente ridimensionate». Ad annunciare la riduzione, in tempi rapidi, dei due maggiori centri di accoglienza del Veneto, è il capo Dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno, il prefetto Mario Morcone. All’indomani della morte della giovane profuga nel bagno della struttura veneziana e delle tensioni successivamente esplose, da Roma arriva il segnale che il territorio attendeva da tempo: la revisione delle modalità di accoglienza con un intervento concreto sulle “polveriere” sociali. L’operazione scatterà in tempi rapidi: già la prossima settimana il prefetto Morcone sarà a Venezia e a Padova per aprire il tavolo con le istituzioni locali, a cominciare dalla Regione. Ma, va sottolineato, non si tratterà di un alleggerimento a “costo zero”. Il Dipartimento Immigrazione chiede infatti al Veneto di fare la sua parte attraverso l’accoglienza diffusa. In sostanza: gli hub verranno sì rivisti, ma i sindaci doveranno dare la disponibilità a ricevere i migranti - in piccoli numeri - nei Comuni da essi amministrati.

L’alleggerimento e il ruolo dei sindaci. Da Roma nessun dubbio: Conetta e Bagnoli, ha annunciato ieri il prefetto Morcone, vanno assolutamente ridimensionate; è un imperativo. Per fare questo si conta sulla collaborazione dei sindaci, sulla loro apertura all’ospitalità diffusa. Cosa che attualmente non trova grosse adesioni: basti pensare che i posti Sprar occupati al 31 dicembre, erano appena 535 a fronte di 14.224 migranti presenti nella regione. «Bisogna che il Veneto accetti l’idea di diffondere, nel modo meno impattante sul territorio, i migranti che sono in attesa della decisione delle commissioni», ha precisato il capo dei prefetti. Il governo chiede collaborazione facendo leva anche sul senso di “colleganza” tra primi cittadini.

Gli incontri. La strada seguita non sarà comunque quella dell’imposizione. O perlomeno si cercherà di evitarla per quanto possibile. Nelle prossime settimane si terranno conferenze regionali e il ministero degli Interni arriverà con i suoi uomini nelle diverse province per incontrare i primi cittadini, per ascoltarli, per ragionare insieme, per convincerli della necessità dell’accoglienza diffusa. Una cosa è certa, sottolineano a Roma, ogni Regione deve fare la sua parte. Il governo lo ha preteso a suo tempo dal Piemonte, dall’Emilia, dalla Toscana e - appunto - ora anche dal Veneto. Perché, avvertono al Dipartimento Immigrazione, nessuno può pensare che se i sindaci dicono no, in Veneto non vengano mandati i migranti. Se poi, come è successo in passato, dovesse prevalere la linea della chiusura, allora Roma sarà costretta a «scelte più dolorose». In sostanza le decisioni - su dove sistemare i migranti e quanti assegnarne - verranno calate dall’alto.

Tempi rapidi. Rapidità è la parola d’ordine del ministero degli Interni. «Il Veneto è la regione a cui dedicheremo da subito particolare attenzione senza nulla togliere agli altri», la promessa del Dipartimento.

Niente nuovi ospiti. Intanto Conetta cerca di tornare alla normalità, mentre Roma ridimensiona i disordini declassandoli alla protesta di una parte di immigrati, gli ivoriani, non condivisa dagli altri ospiti. E proprio questo disaccordo sarebbe stato all’origine delle tensioni. Quel che è certo è che i profughi partiti per Bologna non verranno rimpiazzati. Non solo perché attualmente non ci sono emergenze sbarchi, ma anche perché la prospettiva è appunto quella del ridimensionamento attraverso la ridistribuzione sul territorio degli ospiti.

I controlli delle Usl. Le aziende sanitarie di Chioggia e Treviso hanno espresso, dopo i fatti di Cona, il disagio per la necessità di chiedere l’autorizzazione alle prefetture per i controlli nei centri di accoglienza. Una situazione, questa, che verrà affrontata in sede di conferenza regionale col governatore Luca Zaia. Sempre, però, che il Veneto dimostri apertura sull’accoglienza diffusa.

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