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LA TESTIMONIANZA

Quattro infermieri veneziani tra gli sfollati del terremoto

Quattro infermieri veneziani sono appena tornati da una missione nei luoghi del terremoto in centro Italia. Hanno lavorato a Porto Sant'Elpidio nel punto di assistenza socio sanitario, il Pass,...

Quattro infermieri veneziani sono appena tornati da una missione nei luoghi del terremoto in centro Italia. Hanno lavorato a Porto Sant'Elpidio nel punto di assistenza socio sanitario, il Pass, poliambulatorio di base attivo in uno dei campi di accoglienza.

A raccontare i giorni di lavoro è Vania Ducceschi, infermiera di Musile di Piave che lavora per l'Asl 12 veneziana. «Abbiamo risposto alla chiamata del dipartimento di protezione civile e siamo partiti in 4 infermieri del nucleo Cives Venezia. Due in servizio all'Ulss 12 (io e Paolo Gaggetta), un infermiere dell’Asl 10 Simone Raimondi e il collega in pensione Luigino Boldrin. Abbiamo raggiunto Porto Sant'Elpidio, punto di riferimento per gli sfollati dove, assieme ad altri 6 infermieri Cives (4 di Benevento, uno dell’Aquila e uno di Livorno) abbiamo preso la gestione del Pass dove operano infermieri, medici di medicina generale, pediatra, psicologo e assistente sociale. Ognuno aveva il proprio ambulatorio in un container». La Ducceschi continua a raccontare: «Oltre a svolgere attività sanitaria, abbiamo raccolto i fabbisogni della popolazione sfollata effettuando una rilevazione e visitando tutti i nuclei (porta a porta) ospitati nelle strutture da Porto Recanati a Fermo (circa 5.000 sfollati). La rete sanitaria ha previsto la presa in carico dei malati cronici e non deambulanti da parte dell'assistenza domiciliare locale. La più grande soddisfazione è veder applicato il modello sviluppato e gestito dagli infermieri, che hanno avuto a disposizione un ambulatorio infermieristico dove gestire i casi di minore rilevanza».

Di cosa hanno bisogno i terremotati, chiediamo a Vania. «Adesso che sta arrivando l'inverno c'è la necessità di scarpe, abbigliamento invernale. La Protezione civile raccoglie solo materiale nuovo ma

gruppi volontari locali mettono anche a disposizione un usato in ottimo stato. I terremotati che abbiamo incontrato sono tutti ancora spaventati e tristi. La terra tema ancora, hanno perso tutto. Ma stando con loro è grande la gioia, perché sono persone piene di speranza». (m.ch.)

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