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«Venezia, basta piangersi addosso»

Per il sovrintendente della Fenice il successo dello spettacolo “Aquagranda”, creato da veneziani, è un segnale per la città

«È la dimostrazione che Venezia non deve solo piangersi addosso, ma quando vuole sa anche costruire qualcosa di nuovo e di importante». Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice e veneziano anch’esso, si gode il successo dell’anteprima di “Aquagranda”, che ha aperto la stagione del teatro con un grande consenso e momenti di autentica emozione tra il pubblico nella rievocazione dell’alluvione di cinquant’anni fa che mise in ginocchio la città e la sua laguna.

Una spettacolo nato tutto a Venezia e per Venezia.

«Sì, a cominciare da Filippo Perocco che ha scritto le musiche, Damiano Michieletto che ha curato la magnifica regìa, Paolo Fantin per le scene e Roberto Bianchin che ha scritto il libretto ispirandosi all’omonimo romanzo. Di origine veneziane anche il basso Andrea Mastroni che interpretava nello spettacolo il ruolo di Fortunato. Si è commosso anche Ernesto Ballarin che si è visto sul palco interpretato dalla voce narrante dell’opera. È stata una bella giornata per il teatro e per la città, che ha visto impegnate al massimo tutte le strutture del teatro e coinvolgerà anche le scuole, con in programma tre recite straordinarie dedicate solo a loro, sulle otto complessive ancora in programma. Ma è stato importante che intorno a questo spettacolo rievocativo dell’acqua alta del ’66 si sia stretta tutta la città, dal sindaco Luigi Brugnaro, al presidente della Biennale Paolo Baratta».

In che momento arriva questo spettacolo per la Fenice, sotto il profilo gestionale e finanziario per il teatro?

«In un momento abbastanza buono. Abbiamo appena saputo che il Ministero dei Beni Culturali ci confermerà la quota del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, allo stesso livello del prossimo anno, di circa 15 milioni e mezzo di euro. In più siamo risultati la seconda fondazione lirica italiana sotto il profilo della qualità secondo i parametri ministeriali e questo ci inorgoglisce non poco. Dovremmo perciò riuscire a chiudere anche il bilancio 2016 in pareggio. Anche il Comune ci ha confermato il suo contributo economico - nonostante le difficoltà - grazie anche a cessioni patrimoniali che saremo presto in grado di monetizzare, a cominciare da quella dell’ex liceo Severi del Lido per il quale abbiamo già ricevuto alcune offerte».

Lo spettacolo dell’altro ieri ha visto, però, prima fuori del teatro e poi sul palco anche la civile protesta dei dipendenti della Fenice per la nuova legge di riforma delle fondazioni liriche che prevede per esse la serie A e la serie B. E per quelle che saranno “retrocesse” non ci sarà solo la fine - o una forte riduzione - del finanziamento statale, ma anche una diminuzione del personale, che rischia di lavorare in futuro solo part-time o non più con un contratto a tempo indeterminato.

Lei che è anche presidente dell’Anfols, l’Associazione dei sovrintendenti italiani, cosa può dire per frenare le loro preoccupazioni?

«Che non ci saranno declassamenti di fondazioni e che come Anfols saremo ascoltati dal Ministero proprio per chiedere modifiche in quei punti della legge che destano maggiori preoccupazioni. Per quanto riguarda la Fenice siamo fiduciosi di rispettare i nuovi parametri ministeriali, ma stiamo lavorando perché tutte le fondazioni siano messe nelle condizioni di raggiungere questo risultato, abbiamo un anno di tempo. C'è da chiarire anche lo status giuridico delle fondazioni, che sono di diritto privato, ma sotto il controllo pubblico, con tutti gli obblighi conseguenti e pochi vantaggi. Se la riforma precedente prevedeva la messa in liquidazione delle fondazioni non a posto con conti e produttività, qui si prevede un cambiamento di stato, fidando nell'aiuto di Comuni e Regioni di riferimento».

Entro il giugno del 2017 dovranno essere emessi i nuovi regolamenti e entro la fine del 2018, appunto, la decisione finale.

Le fondazioni di Genova, Torino, Bologna e Cagliari ad esempio sono fortemente a rischio.

Bari è in bilico. Tra i promossi, oltre a Scala e Accademia di Santa Cecilia, già fuori categoria, dovrebbero esserci entrambi i teatri veneti.

Enrico Tantucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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