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La modernità arriva a Venezia

Da oggi l’ex palazzo delle Poste è T Fondaco, store del lusso Una ristrutturazione che divide, concepita per i turisti

VENEZIA. Il Fontego dei Tedeschi ha cambiato faccia e farà discutere. Verrà inaugurato oggi dopo tre anni tra lavori e allestimento il nuovo grande magazzino del lusso - T Fondaco dei Tedeschi il nuovo nome - del Gruppo Dfs che lo ha avuto in gestione da Edizione, la società del gruppo Benetton proprietaria del cinquecentesco palazzo, già sede delle Poste. Che ieri è stato mostrato per la prima volta in anteprima.

Ristrutturazione che divide. E, come sempre, di fronte a profonde ristrutturazioni di palazzi storici a Venezia, ci si dividerà in due partiti. Quelli che diranno che piuttosto che lasciarlo in disuso e abbandonato al degrado, com’era, meglio che sia stato trasformato - dopo l’intervento dell’archistar Rem Koolhaas e del suo Studio Oma e il successivo allestimento dell’architetto Jamie Fobert - in un moderno e dorato (ma si tratta di ottone brunito) store su quattro piani che ospita boutiques di moda, orologi, gioielli, vini, liquori, profumi di marche esclusive. E un nuovo piano ricavato sotto il lucernario, una sorta di luccicante “caveau” per mostre e presentazioni di eventi. E infine una terrazza-altana panoramica in legno da cui si gode di una vista straordinaria di Venezia a trecentosessanta gradi, che sarà aperta a tutti.

Arredi e materiali. Ma non mancheranno anche quelli che noteranno come il pavimento originale in mattoni a spina di pesce della corte del Fontego sia stato sostituito da un nuovo pavimento in marmo rosso e bianco, a differenza di quello in masegni del porticato, mantenuto. Che gli elementi di arredo di Fobert in una libera interpretazione di quelli della tradizione veneziana, lascino perplessi. Così come la moderna reinterpretazione “giraffesca” di Koolhaas, anche sulle pareti d’ingresso del pavimento alla palladiana, che - a differenza di quello alla veneziana - vede al posto delle tradizionali pietruzze, scaglie più grosse, di forme trapezoidale o triangolare. O come lasci stupiti il grande foro nella muratura per “segnare” la presenza delle nuove scale mobili rosso fuoco. E i piani intermedi che ospitano le boutiques, nonostante i pavimenti alla veneziana, con le loro scaffalature e decorazioni metalliche, i loro marmi, i loro tappeti, assomigliano a lussuosi “non luoghi” - per citare il grande antropologo Marc Augè che li ha teorizzati - che potremmo trovare a Milano, Firenze, Amburgo o Dubai senza capire dove realmente ci troviamo.

Un grande lavoro. Va dato comunque atto a Edizione e poi a Dfs di un lavoro imponente di trasformazione per rendere “abitabile” l’edificio dismesso e di una sincera volontà - testimoniata anche dall’entusiasmo del vicedirettore di Dfs Italia, Roberto Meneghesso - di legare il nuovo Fontego alla sua tradizione medievale di luogo di commercio, mantenendone almeno in parte l’aspetto esteriore e i materiali originali. Ma l’idea di commercio si è da allora molto modificata e il contrasto, obiettivamente resta.

Due milioni di visitatori. Il nuovo T Fondaco dei Tedeschi - il primo in Europa della catena legata soprattutto all’Oriente - non dovrà, per chi lo ha voluto, piacere ai veneziani, ma ai turisti per il quale è stato concepito in un “terreno vergine” - come l’ha definito Meneghesso - come Venezia. Si punta ai due milioni di clienti-visitatori annui e, in prospettiva, a un fatturato di cento milioni all’anno per arrivare al pareggio e cominciare a guadagnare, anche se ci vorrà qualche anno. Il riallestimento è costato infatti diverse decine di milioni di euro, a cui vanno aggiunti i circa 110 che la società controllata dal gruppo Louis Vuitton-Moet-Hennessy dovrà al Gruppo Benetton per l’affitto pluriennale (circa sei anni) del palazzo. «Avevamo deciso di sbarcare per la prima volta in Europa con uno dei nostri grandi magazzini», ha spiegato il vicedirettore di Dfs Italia, «e non abbiamo scelto Milano o Roma, ma Venezia, anche perché dove altro avremmo trovato un edificio con 800 anni di storia come sede? È anche questo che vogliamo trasmettere ai nostri clienti». Assunte per il nuovo store circa 500 persone, la maggior parte delle quali a tempo indeterminato e l’80% delle quali sotto i 35 anni di età.

Un calendario di eventi. Il nuovo piano ricavato sotto il lucernario - che ha obiettivamente ridotto, con il nuovo pavimento di vetrocemento, la luce della corte centrale del Fontego, per il quale è necessario ricorrere a un’illuminazione artificiale anche nelle ore diurne - sarà utilizzato per mostre e altre presentazioni. Come potrà accadere, in caso di necessità, anche con la caffetteria installata al centro della corte. «Un programma di manifestazioni», ha detto anche ieri Meneghesso, «è già stato concordato con il Comune, tenendo fede all’uso pubblico previsto dalla convenzione stipulata con Ca’ Farsetti. Si parte con l’installazione “Under Water” dell’artista ormai veneziano d’adozione Fabrizio Plessi, con i suoi mosaici che vibrano “catturati” in liquidi monitor. Il prossimo potrebbe essere il grande scultore angloindiano Anish Kapoor, che ha tra l’altro preso casa da qualche anno a Venezia.

Quattro ingressi. Il nuovo T Fondaco averà quattro ingressi. Il principale sarà quello nuovo, aperto direttamente su campo San Bortolo. Un altro sarà adiacente ai piedi del

ponte di Rialto. Uno nella calle del Fontego (il vecchio ingresso principale delle Poste) e uno, infine, dall’acqua, affacciato sul Canal Grande e riservato ai taxi dei clienti più importanti, quelli a cui è stata riservata un’area di sosta e riposo nel mezzanino.

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