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L’erba alta si riprende i terreni contaminati

Nel ventre di Porto Marghera: difficile individuare i settori ancora in attività tra capannoni dismessi, impianti fermi e i fantasmi di un passato di morte

MARGHERA. L’erba è alta e circonda quel che resta delle condotte e degli impianti. L’erba copre tutto e avanza pure sull’asfalto. L’erba è il simbolo della morte del Petrolchimico. La natura si riprende lo spazio che l’uomo le aveva strappato un secolo fa. Parte dall’erba il reportage all’interno di quello che resta del Petrolchimico, seicento ettari tra laguna e Marghera. Il primo grande Petrolchimico d’Italia e uno dei più importanti in Europa, morto dopo una lunga agonia e che nei tempi d ...

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MARGHERA. L’erba è alta e circonda quel che resta delle condotte e degli impianti. L’erba copre tutto e avanza pure sull’asfalto. L’erba è il simbolo della morte del Petrolchimico. La natura si riprende lo spazio che l’uomo le aveva strappato un secolo fa. Parte dall’erba il reportage all’interno di quello che resta del Petrolchimico, seicento ettari tra laguna e Marghera. Il primo grande Petrolchimico d’Italia e uno dei più importanti in Europa, morto dopo una lunga agonia e che nei tempi di massimo splendore rappresentava, insieme all’indotto, il 20 per cento del Pil della zona.

Un fantasma nero, non lontano dalla “portineria 4”, ricorda la vicenda della nave Jolly Rosso e dei suoi veleni che arrivavano dal Libano, delle navi a perdere da affondare con i loro carichi di morte.

Infatti in questo capannone vennero stoccati i rifiuti che la nave trasportava in attesa che venissero inertizzati. L’edificio ha perso qualche pezzo e il portone d’ingresso è bloccato da una transenna. Tutt’intorno erba e arbusti.

La stessa erba che alta nasconde l’ingresso dello stabilimento del Cvm. Lo stabilimento delle morti per chimica, del lungo processo e della sofferenza che da decenni viene garantita a centinaia di famiglie di operai che lì dentro hanno lavorato per anni.

Davanti al Cv24, uno degli edifici della morte, c’è un transporter per pallets abbandonato e sommerso dall’erba. È il simbolo della resa, dell’abbandono e della morte del Petrolchimico. Le rive del canale Brentella non sono più curate, come al tempo in cui gli operai si fermavano a pescare i cefali.

Era una delle contraddizioni del tempo: tutt’intorno stabilimenti chimici e loro con la canna come lungo un canale inglese. Intanto altre migliaia di lavoratori si spostavano su motorini e biciclette messi a disposizione dallo stabilimento. Bici che hanno fatto ricco un meccanico di Marghera che aveva la loro manutenzione. Ora non ci sono più biciclette né operai pescatori, c’è solo erba alta a coprire anche i ricordi.