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«Social housing per fermare il declino»

Crovato (Lista Brugnaro) rispolvera 13 progetti nei cassetti del Comune: si possono realizzare cinquemila abitazioni

«Case, servono case in social housing per fermare il declino demografico di Venezia: le giovani coppie, le famiglie, anche di Mestre, pronte a venire a vivere qui ci sono eccome, basti pensare che per le 71 case all’ex istituto Coletti - che saranno consegnate ad agosto - sono arrivate oltre 400 domande. Tutti pontificano sul bisogno di ripopolare Venezia, ma nessuno propone: io ricordo che nei cassetti di Ca’ Farsetti ci sono dal 2010 13 progetti pronti per realizzare 5041 abitazioni. Progetti che l’ex dirigente di Urbanistica, l’architetto Franco Bortoluzzi, ha regalato all’amministrazione. Il Comune metta i terreni, le autorizzazioni e si faccia promotore di trovare le imprese private che li realizzino: 50 appartamenti al privato perché li venda sul mercato e 50 al Comune per affitti a prezzi calmierati ».

Interviene così il capogruppo fucsia Maurizio Crovato nel dibattito estivo sui destini di una città storica sempre più contratta su sé stessa, con la soglia dei 55 mila residenti che s’infrange, schiaffeggiata da un fiume ininterrotto di visitatori e una conversione che pare inarrestabile di case in posti letto.

Le idee. E tornano così d’attualità progetti pronti al dettaglio datati 2010 - firmati anche dagli architetti Barnaba Bortoluzzi e Elisa Scarpa - presentati Allora alla città e «a disposizione gratuita dell’amministrazione», ricorda Crovato. Tre interventi “futuribili” per stessa ammissione dell’architetto Franco Bortoluzzi, come cinque nuove isole-piattaforma al Tronchetto (1434 abitazioni, con posto auto e posto barca, giardini, scuola, piazze, tre vele di pannelli fotovoltaici), i mille alloggi in Sacca San Biagio (con piazza-anfiteatro, servizi e parchi, camminamenti coperti da pannelli per energia green), 1400 in Sacca a Murano. Altri progetti “possibili”: 160 abitazioni sul retro del Molino Stucky, accanto alle case disegnate da Valle, in un’area oggi destinata a verde; 150 in quello che è il carcere femminile della Giudecca («Assurdo che vi siano due istituti penitenziari all’interno della città», osservava il progettista) e 70 all’ex Umberto I (area, per altro, da sempre al centro dell’attenzione pubblica).

I progetti realizzabili. «Bortoluzzi è un po’ pragmatico un po’ visionario», riprende Crovato, «i suoi sono progetti pronti per i cantieri». Come i 313 alloggi nell’area del cantiere navale Actv (della cui riconversione si parla da decenni), con realizzazione di un ponte verso Quintavalle e spostamento della fermata Actv di San Pietro di Castello: ma anche i nuovi pontili per i graturismo che s’ammassano oggi su Riva degli Schiavoni. Poi 170 alloggi nell’area Italgas a Santa Marta: anche questa da anni al centro del dibattito, anche per la necessaria bonifica; 150 alloggi nell’ex orto botanico Enel a San Giobbe (solo in parte già al centro di un recupero); 30 nell’ex edificio patriarcale di San Pietro di Castello, altrettanti nell’ex convento della Celestia. E due interventi che sono invece stati realizzati, con altri progetti: l’ex Coletti, appunto, e l’ex caserma Manin ai Gesuiti, convertita però tutta a casa dello studente (con alloggi turistici estivi).

Murano. L’unico progetto che il Comune ha in corso è quello per la consegna di 70 appartamenti in social housing entro fine anno, alle ex Conterie di Murano. «Costruire a Venezia costa 2 mila euro al mese, ma si può rivendere al doppio», conclude il capogruppo della Lista Brugnaro, «Il Comune deve recuperare lo spirito dei grandi interventi degli anni Ottanta, quando vennero realizzati

complessi firmati da grandi architetti come Gregotti, Valle, De Carlo da Cannaregio a Mazzorbo: si faccia avanti con le imprese e anche il progetto di Bortoluzzi per un nuovo quartiere sull’acqua al Tronchetto diventerebbe realizzabile».

Roberta De Rossi

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