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Il restauro

Venezia, Palazzo dei Camerlenghi torna a splendere

Entro la fine dell'anno sarà nuovamente la sede della Corte dei Conti: lavori e restauri per una spesa di 3,4 milioni

VENEZIA. La facciata era decorata con fasce di olii naturali color ocra, giallo e rosso per dare l’illusione di profondità e all’ultimo piano, dove oggi rimane il segno di un ovale, era incastonato un bassorilievo di un leone marciano, rivolto verso il Ponte di Rialto. Ieri mattina, dopo sei anni di chiusura, le ditte Sea di Roma e Lares di Venezia, impegnate nel restauro di Palazzo dei Camerlenghi dal 2015, hanno mostrato i lavori svolti, quasi giunti al termine.

È infatti previsto per fine anno il rientro nella sede storica della Corte dei Conti che ha promosso a proprie spese - per un importo pari a 3,4 milioni di euro, di cui 2 milioni e 147 mila di restauro - la riqualificazione dell’edificio progettato da Guglielmo dei Grigi e risalente al 1530. Gli interventi sono stati necessari per cambiare tutti gli impianti ormai obsoleti, ma anche per il restauro dei 1500 metri quadri di facciata di pietra d’Istria, degli infissi che rappresentano il 30% dei prospetti del palazzo e della pulitura della pietra. Il risultato sono tre piani messi a nuovo con 11 locali igienici, un ascensore per superare le barriere architettoniche e la valorizzazione di particolari unici, come stemmi di famiglia sui muri e il marmo di Calacatta su alcune colonnine.

 

Il palazzo, come si vede anche dall’esterno, ha delle fondamenta molto basse, come aveva già tenuto in considerazione Antonio da Ponte quando progettò il vicino Ponte di Rialto, concluso nel 1591. Da secoli, moto ondoso e acqua alta si sono sempre abbattuti sull’edificio che ha le finestre della sala udienze all’altezza della riva. La magnifica sala, con una vetrata a vista, colonne in stile corinzio, una copia del leone marciano citato e le travi a vista, era già protetta da una vasca, ma per alleviare il continuo andirivieni dell’acqua e preservarlo il più possibile dalle acque alte, le ditte hanno posto nelle finestre dei vetri inclinati all’indentro.

Nel corso dei lavori non sono emersi problemi gravi, ma nella facciata si sono comunque riscontrati fenomeni di scagliatura e di distacco delle parti che, nonostante fossero ben lontani dal pensare a un crollo, hanno richiesto circa 3.500 iniezioni di consolidamento e circa 700 punti di incollaggio in resina. La causa primaria è stata l’infiltrazione dell’acqua e l’umidità ben nota a chi vive in città.

Un altro intervento, visibile dal Canal Grande, è il doppio infisso che internamente è a vetro camera ed esternamente con vetro a piombo. Un piccolo particolare non da poco dato che i nuovi serramenti del palazzo di fronte, il Fontego dei Tedeschi, avevano fatto discutere in quanto sembravano di colore simile all’alluminio anodizzato, vietato a Venezia, mentre invece sono dell’autorizzato ottone brunito. Il solo allestimento del lavoro ha richiesto 2.000 metri quadri di ponteggio che oggi lentamente si sta smontando. A fine anno, la sessantina di dipendenti attualmente spostata a Palazzo Martinengo Mandelli a Cannaregio, farà rientro negli uffici nati negli anni Sessanta. Tra gli spazi recuperati, l’appartamento del custode che diventerà portineria

e altri per i servizi igienici. In passato il palazzo era comunque riservato ad amministrare la giustizia, come si vede in una sala dagli stemmi delle famiglie veneziane che vi lavorarono, come i Pesaro o i Gritti, che conservano dopo secoli ancora oggi delle striature di colore dorato.

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