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Venezia: la terza colonna di San Marco, primo via libera alla ricerca subacquea

L’indagine tomografica prevista di notte tra ottobre e novembre. Nessuna spesa per il settore pubblico

VENEZIA. Si definisce “gentleman del mare e come tale vuole rispettare il codice di chi le acque le conosce sopra e sotto. Il comandante veneziano Roberto Padoan ha sentito che il sogno di immergersi nel Bacino di San Marco e recuperare la Terza colonna - che la tradizione storica vuole affondata al momento dello sbarco, nel 1172  - sta iniziando a prendere una forma concreta.

A Padova, nella sede della Soprintendenza archeologica, si è svolto un incontro ufficiale con il referente dell’area veneziana Alessandro Asta e la società privata Morgan srl che si occuperebbe delle spese (2 milioni di euro) per svolgere le indagini e il recupero della leggendaria Terza colonna. Il tutto avverrebbe senza chiedere un euro al settore pubblico.

La risposta ufficiale arriverà a settembre, ma a voce è stato dato l’ok a Padoan che porta avanti una tradizione familiare di subacquei, a partire da suo nonno, palombaro doc, fino a suo figlio. Asta chiederà al Ministero della Cultura di svolgere le indagini, ma intanto Padoan è stato autorizzato a voce per svolgere l’indagine tomografica che verrà realizzata di notte tra ottobre e novembre.

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Nonostante non sia un esame invasivo, Padoan preferisce non creare nessun problema a turisti o gondolieri e ha scelto il periodo autunnale iniziare a esplorare le profondità. «Da buon veneziano» racconta «sono cresciuto anch’io con questa leggenda che piano piano ha iniziato a diventare una possibilità reale. È da due anni che convivo con questa idea. Se la troverò, metà dei soldi che ricaverò dando l’esclusiva a un’emittente televisiva, li darò ai veneziani che hanno problemi di salute, creando un laboratorio ad hoc. Nella mia vita sono stato tanto fortunato e voglio restituire quello che ho avuto».

L’idea che la Terza Colonna potesse davvero trovarsi a sette metri di profondità, proprio davanti a Palazzo Ducale, gli è venuta quando stava applicando il suo brevetto «Acla» all’Hotel Savoia. «Se la tomografia ci darà evidenza che c’è qualcosa» ha detto Padoan «allora mi immergerò. Il mio brevetto «Acla» riesce a ricreare un’acqua limpida». Se si scava dentro alla passione che da due anni lo sta spingendo a sfidare quello che nessuno è mai riuscito a provare, emerge il desiderio di rispettare il codice del mare e di ridare onore a un collega, nato qualche secolo prima. «Voglio restituire dignità a Jacopo Orseolo Falier» racconta l’esperto di acque veneziane «che nel settembre 1172 tornò da Costantinopoli con un dono speciale…».

 

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