Quotidiani locali

Cocaina della ’ndrangheta in dieci davanti al giudice

Ieri, in aula bunker, hanno chiesto il rito abbreviato per avere lo sconto di pena Il 5 ottobre toccherà al pm Paola Tonini intervenire per chiedere le condanne

Ben 400 chili di cocaina arrivata dal Costarica, pura al 99 per cento. Solitamente solo gli uomini della ’ndrangheta calabrese riescono ad importare in Europa e in Italia quantità del genere di droga così pura e, infatti, il sospetto è che alcuni degli imputati di questo processo siano legati a doppio filo alla criminalità organizzata calabrese e non solo per la loro origine anagrafica. Ieri, davanti al giudice veneziano Alberto Scaramuzza, nell’aula bunker di Mestre, è cominciata l’udienza dopo che il pubblico ministero antimafia Paola Tonini aveva firmato il rito immediato per i dieci personaggi implicati: tutti hanno chiesto il rito abbreviato in modo da poter ottenere lo sconto di una terzo sulla pena finale. Il 5 ottobre prossimo toccherà alla rappresentante dell’accusa formulare le sue richieste, più avanti saranno i difensori a tenere le loro arringhe.

Sul banco degli imputati ci sono il calabrese Attilio Vittorio Violi (52 anni, residente a Marcon), il calabrese di Platì Pasquale Virgara (30, Marcon), la rumena Mariana Dascalau (33, Marcon), il colombiano Giovanni Andrè Rivera (49), Santo Morabito (52, di Africo), Azem Tahra (34, Mestre), Costantin Dascalu (63, Marcon), Antonio Catalano (39, Milano), Franco Monteleone (30, Locri) e Cosimo Pugliese (47, Monza). Sono almeno tre le importazioni di quantità notevoli contestate al gruppo, in particolare ai calabresi Violi, Virgara e Morabito. La prima risale all’1 luglio 2015, quando al porto di Venezia sarebbe stato scaricato un container proveniente dal Costarica che conteneva manioca, ma nascosta nel cereale c’era la cocaina: secondo gli investigatori del Gico della Guardia di finanza che hanno compiuto le indagini, almeno 50 chili. Quattro mesi dopo, in un altro container proveniente dalla Colombia, sempre al Porto di Venezia, sarebbero arrivati altri 240 chili di cocaina con una concentrazione di principio attivo all’80 per cento. Infine, il 3 dicembre, sempre con lo stesso sistema, sarebbero stati sbarcati altri 88 chili di cocaina all'82 per cento. La droga, dopo essere stata scaricata, veniva nascosta in magazzini di Marcon, Mestre e Meolo per buona parte, il resto veniva trasferito a Milano. L’operazione, dopo tre anni di indagine, era scattata nei primi giorni dello scorso dicembre. Ed era stata portata a termine grazie a un agente infiltrato nell’organizzazione,

un finanziere che si era finto interessato al traffico di cocaina e che era addirittura diventato socio di uno degli arrestati, entrambi titolari della ditta che importava banane e altra frutta dal Sud America e che ha importato anche la droga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon