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Vega-Venezia, ciclabile insicura «A sistemarla ci pensiamo noi»

Una decina di rappresentanti di associazioni si arma di cesoie, tagliaerba e picconi per sistemare il percorso sterrato alla fine del ponte della Libertà verso Mestre, in attesa dei cantieri comunali

Si può tranquillamente definirla una azione di “guerrilla cycling”. Azione, senza permessi, spontanea, per mettere in sicurezza un tratto di strada che attende da anni un percorso ciclabile sicuro. «Siamo solo all’inizio», avverte la decina di ciclisti che ieri mattina è andata ai Pili, sulla corsia per Mestre, prima del cavalcavia di San Giuliano per pulire e mettere in sicurezza “il troso”, lato Ferrovia. Si sono ritrovati i rappresentanti di varie associazioni, quelle che hanno raccolto e consegnato 4 mila firme per chiedere al sindaco Brugnaro di garantire un percorso ciclabile sicuro dal Vega fino a Venezia: Arte in bici, Rosso veneziano, Fiab (Amici della bicicletta) e anche alcuni privati cittadini.

In bici hanno raggiunto i Pili con sacche piene di cesoie, tagliaerba, trancini, martelli, mazzette, forbici. «Il lavoro è impegnativo», spiegano. «Abbiamo usato picconi, mazzette. Un lavoro pesante che per essere completato meriterebbe la posa di materiale da riporto per coprire le buche lungo il “troso”».

Il premio “instancabile del giorno” è andato, di diritto, all’urbanista Carlo Giacomini, che non ha mollato all’ora di pranzo e ha proseguito il lavoro assieme a Roberto Maggetto fino al pomeriggio.

«Abbiamo cominciato a fare pulizia, non abbiamo certo finito perché è un chilometro di strada che arriva fino al cavalcavia di San Giuliano. Più avanti, verso il Vega, è presente un altro tratto ma non sono direttamente collegati», spiega Gian Pietro Francescon, uno dei promotori dell’azione. «Abbiamo tolto numerosi arbusti e con un generatore abbiamo tolto spuntoni di vecchie paline mai rimossi e che per chi corre in bici sono un pericolo perché rompono le ruote. Abbiamo iniziato. Per proseguire avremmo bisogno di un rinforzo di ghiaia per coprire le buche presenti a tratti. E per questo avevamo chiesto al Comune di sistemare il “troso”. Se avessimo poi un attraversamento del ponte della Libertà all’altezza dei Pili, meglio con semaforo, le biciclette non dovrebbero più andare in strada lungo tutto il ponte, sia verso Venezia che verso Mestre e il “troso” sarebbe utile per raggiungere San Giuliano mentre per arrivare al Vega si utilizzerà la pista che è in via di progettazione da parte del Comune. Quando la faranno».

Sul ponte la pista oramai c’è, manca il collegamento in sicurezza con Marghera, costo un milione di euro e passaggio sui terreni dei Pili della società “La Porta di Venezia”, ovvero i terreni del sindaco. Anche quest’estate arrivare a Venezia in bici sarà un rischio per molti: si è calcolato che quasi 74 mila persone d’estate usino le due ruote per arrivare ai Ferry boat per il Lido. Mentre cresce il settore del cicloturismo.

Utilizzando il “troso”, spiegano i ciclisti, le bici potrebbero arrivare a San Giuliano senza problemi, con il tram alle spalle. «Il rischio in termini di sicurezza è decisamente relativo visto che la strada è larga», prosegue Francescon. «Lo avevamo annunciato all’assessore Boraso al Municipio di Mestre. Speravamo di avere un confronto con l’amministrazione che invece non ce lo vuole dare. Ora speriamo ci sia un confronto, magari con il sindaco che sappiamo ama la bici. Ma è tempo di passare ai fatti».

Con la bella stagione, in città riesplode la voglia di bici e di percorsi sicuri. E riprendono le rivendicazioni. Il 12 giugno a Mestre riparte la “Critical mass”, pedalate di gruppo che sfruttano

la presenza massiccia di bici per farsi strada nel traffico. Movimento spontaneo che avvia le sue azioni di domenica, alle 15, con partenza da via Giustizia. Per chiedere una mobilità a misura di biciclette, seguendo una richiesta che coinvolge tutta Europa.

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