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Discoteca nell’ex chiesa della Misericordia

Lo scorso anno era stata chiusa l’installazione “La Moschea”. L’imbarazzo del Patriarcato: «Non ci è stata chiesta autorizzazione»

Il Padiglione della Biennale dell’Islanda trasformato provocatoriamente in moschea non andava bene - tanto da farlo chiudere in fretta e furia - con le reprimende di Comune e Patriarcato. Ma la discoteca con musica dal vivo sino a notte fonda, dj e belle ragazze - a quanto pare - va bene. All’ex Chiesa di Santa Maria della Misericordia si è celebrato ieri sera l’Opening party della quattro giorni del “More Festival Venezia”, che stasera e domani si sposterà sull’isola di San Servolo - sempre con disco e musica dal vivo - per chiudersi infine domenica sera a Forte Marghera (135 euro il costo per chi vorrà godersi le quattro le serate).

Lo scorso anno - all’inizio della Biennale Arti Visive - la chiesa della Misericordia, da tempo chiusa al culto e di proprietà privata (ha ospitato per anni un magazzino di souvenirs veneziani) fu teatro dell’intervento dell’artista Cristoph Buechel che, a nome dell’Islanda, trasformò il luogo in una moschea, “cedendola” poi per sette mesi a uso religioso alla comunità islamica di Venezia.

Subito grandi polemiche e, poche ore dopo l’apertura del Padiglione-moschea la presa di posizione ufficiale del Patriarcato che allora dichiarò: «Per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico va richiesta autorizzazione all’autorità ecclesiastica indipendentemente da chi, al momento, ne sia proprietario. Per questo specifico sito non è mai stata richiesta né concessa». Ma a far chiudere il Padiglione era stato il Comune chiedendo tra l’altro all’Islanda la documentazione dell’ «effettiva riduzione a luogo profano dell’edificio» e la mancanza di autorizzazioni «religiose» e «amministrative».

Problemi superati di slancio invece per l’uso discoteca della chiesa. Il Comune ha addirittura inserito il “More Festival Venezia” nel cartellone del suo programma “Le città in festa”, con tanto di marchio di Ca’ Farsetti sul pieghevole dell’evento.

E il Patriarcato? Filtra un palpabile imbarazzo. «Non ci è stata richiesta l’autorizzazione per questo evento», si fa sapere, «ma si tratta di capire se è in linea con il decoro del luogo. In occasione della trasformazione in moschea si decise di intervenire ufficialmente anche per le numerose polemiche che l’iniziativa aveva suscitato». Quando fu chiusa al culto e venduta nel 1973, fu stabilito che la chiesa della Misericordia potesse «essere destinata a usi profani», e tra le destinazioni d’uso compatibili per lo spazio previste dal Comune, oltre a quella per sedi espositive

- e in questi giorni ospita ad esempio la mostra-evento “Performig Architecture” per la Biennale Architettura - musei, biblioteche, teatri e archivi, c’è anche quella di “sale di ritrovo”. Si tratta di capire se la discoteca rientra nel mazzo.

Enrico Tantucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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