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Città e cantiere M9 raccontati dall’occhio degli instagramer

I fotografi, armati di telefonino, invitati per la Biennale Un viaggio per immagini esplorando musei e installazioni

MESTRE. Prima si sono persi tra le ampie sale dell’Arsenale, scoprendo l'atmosfera delle Tese e la veduta mozzafiato dalla cima della torre di Porta Nuova, quindi hanno curiosato nei musei di tutto il centro storico veneziano, senza farsi mancare neppure un paio di escursioni nelle isole più rappresentative della laguna.

Infine, per l’ultima mattinata di un safari fotografico durato cinque giorni, hanno raggiunto Mestre per una visita a porte chiuse tra i caterpillar e le escavatrici nel cantiere dell’M9, il nuovo polo culturale mestrino in fase di completamento: gli utenti di Instagram più noti del pianeta, accompagnati da appassionati e amatori, hanno concluso così sabato il loro “Instameet” 2016 dedicato alla Biennale di Architettura, che li ha visti scatenarsi già da martedì seguendo il programma stilato da Veneziadavivere.com, organizzatrice dell’evento.

Experience Venice, questo il titolo dato alla rassegna, aveva come obiettivo quello di «legare tradizione e contemporaneità attraverso la capacità di raccontare una storia per immagini», come ha spiegato Lorenzo Cinotti, parlando a nome del portale, durante la conferenza aperta al pubblico che ha seguito l'incursione ai cantieri. «Instagram permette a tutti di ammirare splendidi esempi di questa tecnica», ha continuato il rappresentante di Veneziadavivere, «perché i suoi utenti non sono soltanto fotografi, abituati quindi a lavorare con le immagini, ma anche influencer, allenati a interpretare ed arricchire di significati ogni scatto».

L’incontro aperto è stata anche l'occasione per analizzare più a fondo il lavoro di alcuni tra i più noti instagramer accorsi a Venezia: davanti ai presenti, infatti, sono sfilate le opere più significative firmate da Dave Krugman, ideatore del modello #Empty che porta i fotografi tra i corridoi dei musei durante i giorni di chiusura, e da Katia Mi, artista scelta dall’Ermitage e dal Bolshoi grazie al suo Concept_project che trasforma le sale in veri e propri palcoscenici per ritratti surreali.

«Osservare gli spazi vuoti consente di capire meglio quali fossero gli intenti dei progettisti, quali i rapporti tra le costruzioni

e i fruitori», ha spiegato Krugman raccontando il suo metodo, «Sono molto felice che adesso #Empty si sia diffuso in tutti i Paesi, è una grande soddisfazione scoprire che vengono organizzati appuntamenti di questo tipo in ogni dove, anche senza di me!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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