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Traffico internazionale di droga sgominato dalla Finanza: 25 arresti

La conferenza stampa della Guardia di Finanza (foto Mion)

Raffica di perquisizioni dall'alba di martedì ed esecuzioni di ordinanze in carcere e ai domiciliari, nei guai anche un avvocato. Due i soldalizi: uno attivo tra Chioggia e Milano, l'altro nell'hinterland meneghino. Sequestrati 500 chili di droga. Indagine iniziata nel 2012. Il plauso del ministro Alfano

VENEZIA. Traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana: è in corso dalle prime ore di martedì 24 un'operazione dei comandi provinciali della Guardia di Finanza di Venezia e Trieste, con la collaborazione dei colleghi di Milano e Padova, finalizzata a smantellare due articolate organizzazioni tra loro collegate dedite al traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Nell'operazione sono impegnati circa 300 finanzieri. Squestrati stamani quasi 100 chili di ...

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VENEZIA. Traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana: è in corso dalle prime ore di martedì 24 un'operazione dei comandi provinciali della Guardia di Finanza di Venezia e Trieste, con la collaborazione dei colleghi di Milano e Padova, finalizzata a smantellare due articolate organizzazioni tra loro collegate dedite al traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Nell'operazione sono impegnati circa 300 finanzieri. Squestrati stamani quasi 100 chili di hashish, che si aggiungono ai quasi 400 già individuati, e 50 mila euro. Le investigazioni della Guardia di Finanza di Venezia e Trieste sono dirette dalla Procura della Repubblica di Venezia.

I militari stanno eseguendo, in diverse località italiane, 14 ordinanze di custodia cautelari in carcere, 11 arresti domiciliari, 2 obblighi di dimora nel comune di residenza, una misura inderdittiva dell'esercizio della professione forense e oltre 50 perquisizioni domiciliari.

Droga, la Guardia di Finanza arresta 25 persone

I provvedimenti in corso di esecuzione, emessi dal gip di Venezia su richiesta della Direzione distrettuale animafia lagunare, arrivano al termine di una complessa indagine iniziata alla fine del 2012, quando il Gico di Trieste era venuto a conoscenza di un'organizzazione criminale dedita al traffico e allo smercio di stupefacenti nel Nordest. I successivi siluppi dell'indagine, svolta anche con delicate operazioni con agenti sotto copertura, avevano consentito nel gennaio 2013 di arrestare a Chioggia due italiani e di chiarire l'origine dell'approvigionamento della droga a un sodalizio locale, a sua volta in contatto con un gruppo di siciliani attivo nell'hinterland milanese.

Nel corso delle indagini è emerso come le organizzazioni criminali fossero due: una che operava a cavallo tra Chioggia e Milano, la seconda costituita da cittadini marocchini che gravitavano nell'area milanese. I finanzieri hanno seguito i movimenti dei componenti delle due organizzazioni, individuando i luoghi d'incontro per lo scambio delle partite di droga. A contribuire alle indagini, anche le informazioni rese all'autorità giudiziaria da tre collaboratori di giustizia.

In particolare nell’area di Chioggia è stata documentata l’esistenza di una strutturata compagine criminale composta da oltre 20 sodali dedita al narcotraffico ai cui vertici c'erano, tra gli altri, due noti fratelli pregiudicati di elevato spessore criminale, colpiti da custodia cautelare in carcere, uno dei quali in passato ha avuto forti legami con la Mala del Brenta ed è stato condannato, tra l’altro, per associazione per delinquere, sequestro di persona a scopo di estorsione, reati in materia di stupefacenti e contrabbando di tabacchi. Nel 2001 è stato estradato in Italia dopo essere stato arrestato a Belgrado, dove si era rifugiato in latitanza. Nel 2012 è stato scarcerato al termine di un lungo periodo di detenzione. Il fratello più giovane ha riportato condanne per detenzione di stupefacenti, violazioni in materia di armi, associazione per delinquere, ricettazione, frode nell’esercizio del commercio e falsità ideologica. Un altro componente della stessa famiglia è destinatario di arresti domiciliari, mentre altri due soggetti con legami di parentela sono coinvolti, a vario titolo, nel traffico di stupefacenti come indagati e hanno costituito oggetto di perquisizione. In considerazione dello spessore criminale dei soggetti coinvolti, dell’accortezza degli indagati nell’utilizzo di dispositivi telefonici e telematici, della complessità del contesto territoriale in cui le indagini venivano svolte, gli investigatori hanno incontrato numerose difficoltà nel loro sviluppo. È stata rilevata la capacità dell’organizzazione criminale di esercitare una penetrazione del tessuto sociale, anche grazie alla propria forza intimidatoria esercitata nei confronti di persone in grado di riferire informazioni utili.

I capi dell’organizzazione hanno potuto avvalersi, peraltro, di varie condotte di favoreggiamento per eludere le indagini attuate da un avvocato veneziano, pienamente coinvolto nelle dinamiche del gruppo associativo, assiduo frequentatore e persona fidata della famiglia chioggiotta oggetto di indagini. Il legale, all’indomani dell’arresto di alcuni componenti, ha provveduto tra l’altro ad avvertire i membri del sodalizio del rischio in atto, consigliando loro addirittura la "bonifica" dei mezzi di locomozione e dei telefoni. Ne è derivato conseguentemente un grave intralcio per le attività di polizia giudiziaria che hanno subìto numerose ulteriori difficoltà faticosamente superate grazie alle indagini tecniche ed alle investigazioni tradizionali.

Nel corso delle indagini sono emersi inoltre forti legami tra la componente chioggiotta e un uomo di origine siciliana attivo sul mercato della droga nella zona di Milano. Quest’ultimo, già più volte arrestato da altre forze di polizia, risultava essere particolarmente “esperto” nel traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti.
Lo stesso si era interfacciato con alcuni elementi calabresi su Milano per l’acquisto di cocaina e per l’approvvigionamento di hashish, con una organizzazione emergente magrebina attiva nel traffico internazionale di stupefacenti dal Marocco all’Italia, ed i cui affiliati sono tutti appartenenti alla stessa famiglia.

L’interesse investigativo dei finanzieri si è concentrato anche sul sodalizio di nordafricani i quali, dopo una prima fase in cui si erano occupati solo di spostare piccoli quantitativi di droga per conto terzi, avevano poi fatto un deciso salto di qualità. È stato possibile scoprire, infatti, che gli associati erano arrivati a gestire direttamente l’acquisto in Marocco di più ingenti carichi di sostanza stupefacente, nonché la movimentazione e lo stoccaggio in Spagna della droga e quindi il successivo trasporto in Italia, sia su strada sia attraverso corrieri ovulatori (bodypackers).
Numerosi sono stati i risultati di servizio conseguiti dalle Fiamme Gialle durante le indagini preliminari, nel corso delle quali sono state arrestate 14 persone in flagranza di reato ed è stata riscontrata la compravendita da parte delle organizzazioni criminali di ingenti partite di sostanze stupefacenti, pari a circa 300 chilogrammi tra hashish, cocaina e marijuana.

Il plauso del ministro Alfano. «Questa è l’Italia che regge sul piano della sicurezza, mettendo in campo le sue forze migliori. Tre operazioni in una sola mattina danno l’idea di quanto siano importanti per il nostro Paese la libertà dal giogo criminale e la salvaguardia dei principi di legalità e di giustizia. Questa è la grandezza di una democrazia che della Squadra Stato fa il suo punto di forza. Tre grandi operazioni condotte con successo dalle forze dell’ordine e dalla magistratura dimostrano che non molliamo la presa": lo ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano commentando il blitz della Finanza di Venezia e Trieste avvenuto nella stessa mattinata in cui i carabinieri hanno arrestato 57 persone in 6 province diverse (Caserta, Napoli, Latina, Varese, Pavia e Roma), ritenute appartenenti a un clan del Casertano e accusate di diversi reati come associazione di tipo mafioso ed estorsione ai danni di imprenditori e ditte impiegate nei lavori pubblici. La Polizia di Stato, con 100 uomini impegnati sul territorio romano, ha smantellato un traffico internazionale di stupefacenti e di armi e una rete di estorsioni, fermando 14 persone ed eseguendo 31 perquisizioni domiciliari.